share-btn
close

Index

Direttive
Editoriali

V1.0 18.03.2026

Prefazione

Il giornalismo indipendente è al centro del mandato di servizio pubblico della SSR. Con ogni contenuto, che sia video, audio o di testo, informiamo su ciò che accade intorno a noi, contestualizziamo i fatti e li analizziamo con spirito critico, forniamo orientamento nel dibattito pubblico e rafforziamo la formazione dell’opinione, fondamentale per la nostra democrazia diretta. Con il nostro giornalismo attendibile contribuiamo alla comprensione reciproca e quindi anche alla coesione sociale. In questo abbiamo una responsabilità.

Le presenti direttive editoriali sono state consolidate per la prima volta in tutte le regioni linguistiche e definiscono un quadro comune per tutte e tutti coloro che partecipano alla realizzazione dei contenuti della SSR. Sono vincolanti nella pratica quotidiana e si applicano sia all’informazione che alla cultura, all’intrattenimento, allo sport, ai contenuti di società, di formazione e sapere. Nel rispetto della diversità delle regioni linguistiche e delle peculiarità dei singoli generi, le direttive editoriali della SSR stabiliscono principi, standard e responsabilità comuni a livello aziendale.

Rilevanza, professionalità, indipendenza, varietà e accessibilità costituiscono le basi del giornalismo di qualità. Questi principi richiedono che trattiamo i fatti e le fonti con attenzione e senso di responsabilità, che distinguiamo tra opinione personale e posizione giornalistica e che garantiamo la trasparenza delle nostre decisioni e dei nostri processi. Esaminiamo i contenuti con spirito critico, indichiamo chiaramente le incertezze e ci assumiamo la responsabilità dell’impatto che il nostro lavoro ha sul pubblico. Obiettività, accuratezza, trasparenza e la capacità di autocritica sono elementi essenziali della credibilità della SSR, in tutti i generi e formati.

L’impegno editoriale, formulato nel documento, inquadra e illustra il modo in cui concepiamo il nostro servizio al pubblico e, con le direttive, fornisce istruzioni concrete per l’attività giornalistica quotidiana. In questo modo rafforziamo la qualità giornalistica, che in ultima analisi garantisce e assicura tutti i nostri valori.

In un contesto mediatico in rapida evoluzione, caratterizzato dalla moltiplicazione delle piattaforme, dalla disinformazione e da una crescente polarizzazione, c’è bisogno più che mai di un giornalismo coraggioso, indipendente e trasparente. Queste direttive non sono un insieme di regole statiche, ma uno strumento vivo, in continua evoluzione. La loro attuazione richiede attenzione, dialogo e la disponibilità a mettere costantemente in discussione il nostro lavoro, con l’obiettivo di migliorare sempre, con la consapevolezza che dobbiamo guadagnarci la fiducia del pubblico di volta in volta. Solo così il servizio pubblico potrà rimanere un punto di riferimento credibile e rilevante ed essere ulteriormente rafforzato.

 

Susanne Wille, Direttrice generale SSR

Introduzione

Le direttive editoriali definiscono l’identità giornalistica della SSR. Fungendo da punto di riferimento, stabiliscono i criteri di qualità e gli standard in conformità ai quali noi collaboratrici e collaboratori della SSR siamo tenuti ad adempiere il mandato di servizio pubblico, ma fissano anche i limiti entro cui dobbiamo muoverci.

Nel lavoro quotidiano, aiutano le giornaliste e i giornalisti e chi si occupa di contenuti mediatici a soddisfare esigenze elevate di professionalità editoriale. Per le persone con funzioni direttive, costituiscono la base per la garanzia della qualità e le decisioni editoriali.

Dato che le direttive editoriali sono pubbliche, siamo coscienti che rappresentano il prisma attraverso il quale sono valutati la nostra offerta e il nostro operato in veste di collaboratrici e collaboratori della SSR.

Le direttive editoriali non esonerano dalle responsabilità individuali e lasciano un margine di manovra nei singoli casi. Se in situazioni particolari il loro disposto non è risolutivo, occorre rivolgersi alla o al superiore di linea. Le decisioni di una certa portata spettano alle persone con responsabilità editoriali che in determinati casi vanno obbligatoriamente coinvolte.

Per certi aspetti le direttive editoriali sono più restrittive delle norme giuridiche. Ciò che è ammissibile per il diritto potrebbe non esserlo dal punto di vista giornalistico. Nei casi più delicati vanno consultati il Servizio giuridico SSR e le persone che rivestono responsabilità editoriali.

Le direttive editoriali non vanno mai considerate complete o esaustive e devono essere adattate o riviste in funzione degli sviluppi del momento. Ciò avviene in modo partecipativo e l’intero personale della SSR è chiamato a contribuirvi attivamente.

I principali fondamenti e complementi delle direttive editoriali (ad es. testi di legge) sono riportati in appendice.

1

Identità

1.1

Democrazia, servizio pubblico e diversità di opinioni

I media professionali svolgono un ruolo chiave per la democrazia. Consentono alle cittadine e ai cittadini di forgiarsi un’opinione sulla base di informazioni complete, di valutare i rapporti e i processi sociali e di contribuire a plasmarli tramite iter democratici. La qualità del processo decisionale democratico e quella del dialogo sociale dipendono in modo determinante dalla qualità delle informazioni e dal tipo di approccio adottato dai media professionali.

Nell’era dei media digitali, i media professionali sono chiamati a svolgere compiti peculiari: ridurre la complessità, fornire una visione d’insieme, verificare i fatti, rendere trasparenti gli aspetti poco chiari di fatti e fonti, distinguere l’essenziale dal superfluo.

Il servizio pubblico della SSR è a servizio dell’intera collettività ed è orientato al bene comune. A fungere da base e da grandezza di riferimento è lo Stato di diritto democratico e illuminato, con l’insieme dei suoi valori fondamentali e degli obblighi necessari per la pacifica convivenza, sanciti in particolare dalla Costituzione federale (libertà dei media e di opinione, autonomia nella concezione dei programmi radiotelevisivi), dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite.

La Concessione SSR ci incarica di informare, formare, intrattenere e proporre contenuti di elevata qualità a tutti i gruppi di popolazione. Abbiamo il dovere non solo di riportare gli eventi e gli sviluppi, ma anche di approfondirli, contestualizzarli e analizzarli con spirito critico. Favoriamo gli scambi su tutte le questioni socialmente rilevanti e stimoliamo il dibattito pubblico. Descriviamo la Svizzera in tutte le sue sfaccettature e relazioni internazionali, creiamo legami e identità. Dialoghiamo con la popolazione su un piano di parità.

Per la SSR l’informazione consiste nel riportare e contestualizzare gli avvenimenti regionali, nazionali e mondiali importanti e di interesse per il pubblico in un ampio ventaglio di temi, in modo comprensibile, critico, tempestivo e attraente. Inoltre, tramite l’offerta in materia di cultura, sport e intrattenimento, la SSR ispira e unisce la popolazione svizzera.

L’obiettività nonché la diversità di opinioni, punti di vista e temi sono fondamentali nella copertura mediatica della SSR, così come il rappresentare e il riflettere la diversità delle persone, delle culture e delle lingue in Svizzera. Diamo spazio a prospettive differenti e ci assicuriamo di rivolgerci a tutte le persone con i loro diversi stili di vita, come esige la Strategia dell’offerta della SSR.

Sfruttiamo le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, accertandoci che il loro utilizzo risponda alle nostre esigenze in fatto di credibilità. Riteniamo che sia nostro compito illustrare al pubblico le opportunità e i rischi delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, e informarlo sul dibattito in corso in materia di etica dei dati ed etica del digitale nel giornalismo.

1.2

Obiettività, pluralità, indipendenza

La credibilità è il nostro bene più prezioso. Le nostre offerte giornalistiche si basano su tre principi: obiettività, pluralità, indipendenza.

La nostra copertura mediatica può considerarsi obiettiva quando prende in considerazione i fatti e gli argomenti disponibili e presenta solo ciò che, in scienza e coscienza, si ritiene vero. Per garantire tale obiettività, le giornaliste e i giornalisti devono possedere conoscenze specialistiche e capacità di contestualizzazione. Sono inoltre necessari rigore nella verifica di fatti e fonti, come pure trasparenza in merito alle informazioni disponibili e alla plausibilità delle fonti utilizzate. Serve anche equità nella presentazione dei diversi pareri e punti di vista e alle persone o alle istituzioni a cui vengono mosse critiche va garantita la possibilità di esprimersi in merito (audiatur et altera pars).

L’obiettività implica anche che i contenuti siano comunicati in modo chiaro e comprensibile. Le collaboratrici e i collaboratori della SSR rispettano il principio della veridicità e si astengono dal distorcere o dall’omettere informazioni essenziali.

I nostri contenuti soddisfano il principio della pluralità quando presentano fatti, argomenti, valutazioni, esperienze e opinioni in modo differenziato. Un’offerta plurale è caratterizzata da un ampio ventaglio di temi, ospiti e approcci. Tale principio impone inoltre di rappresentare la Svizzera in tutte le sue sfaccettature, da cui la necessità di una presenza di tutte le regioni.

L’attività redazionale della SSR non subisce influenze politiche, economiche o religiose. Il nostro lavoro giornalistico può considerarsi indipendente quando le redazioni non favoriscono né risparmiano ideologie, partiti, istituzioni o gruppi di interesse. Chi svolge un’attività editoriale alla SSR deve mantenere un distacco critico da tutti i gruppi della vita politica, economica, culturale, scientifica, sociale e religiosa.

Ci facciamo guidare dal diritto del pubblico di vedersi presentare un’immagine del mondo il più possibile fedele ai fatti e diversificata. Il nostro DNA è giornalistico-professionale. Svolgiamo il ruolo di osservatrici e osservatori critici o partecipi ma non prendiamo la ribalta. Pertanto, non ci schieriamo a favore di alcuna causa, nemmeno di quelle che riteniamo giuste. Copriamo un tema quando è rilevante per il pubblico, ma non prendiamo partito per alcuna campagna. Il pubblico può contare sulla nostra imparzialità, sulla nostra capacità di mantenere un adeguato distacco professionale e sulla nostra integrità giornalistica. Riflettiamo regolarmente sul nostro posizionamento e sulla scelta dei temi, delle persone protagoniste, delle figure chiave e dei punti di vista e verifichiamo in modo autocritico la nostra offerta per accertarci che non presenti «angoli morti». La nostra integrità giornalistica esige anche indipendenza interna: le decisioni giornalistiche vengono prese dalle persone che ricoprono responsabilità editoriali, non dall’azienda.

1.3

Distacco, emozioni, prossimità e atteggiamento

Le programmiste e i programmisti della SSR sanno che la credibilità e l’integrità sono i nostri beni più preziosi e sono quindi pienamente consapevoli del loro ruolo professionale. Fanno propri gli standard definiti nelle direttive editoriali e agiscono sempre in modo professionale, mantenendo il dovuto distacco, e mai come private cittadine o privati cittadini. Le loro convinzioni personali non influiscono sulle decisioni e sulle attività editoriali. Il loro approccio giornalistico si basa fondamentalmente sull’impegno a mantenere un distacco critico. Si definiscono osservatrici e osservatori degli avvenimenti nonché accompagnatrici e accompagnatori partecipi di persone ed eventi. Riferiscono ciò che in quel momento ritengono vero in scienza e coscienza. Si considerano mediatrici e mediatori di contenuti informativi, sportivi o culturali, come pure intrattenitrici e intrattenitori o interlocutrici e interlocutori di coloro che fruiscono della loro offerta. Le collaboratrici e i collaboratori della SSR mantengono il ruolo professionale chiaramente distinto dall’impegno privato (ad es. attività politica o volontariato).

  • Le trasmissioni informative sono oggettive e analitiche. Le collaboratrici e i collaboratori della SSR mantengono un distacco da tutte le ideologie e i gruppi di interesse.
  • Nella copertura mediatica della società e della cultura, approcci personali possono aprire prospettive interessanti su una discussione o su un’opera, ma ciò non deve avvenire a scapito dal necessario distacco giornalistico.
  • Nelle trasmissioni sportive, nella presentazione di trasmissioni musicali e di intrattenimento o in certi programmi radiofonici, emozioni ed entusiasmo sono parte integrante del contenuto

Le conduttrici e i conduttori mantengono tuttavia un distacco critico e sobrio, in particolare su temi politici e sociali rilevanti. In qualità di programmiste e programmisti assumono un atteggiamento obiettivo e basato sui fatti e si astengono dall’esprimere opinioni personali. Ciò include anche la rinuncia a simboli ideali, politici, religiosi e pubblicitari durante le apparizioni giornalistiche, poiché questi potrebbero dare al pubblico l’impressione di parzialità personale. Le eccezioni a questo principio (ad esempio per le trasmissioni religiose) richiedono sempre l’autorizzazione della o del responsabile editoriale competente.

Nei talk show, nei formati audio o video digitali e sulle piattaforme social, le conduttrici e i conduttori e le giornaliste e i giornalisti possono lasciar trasparire più sfaccettature della loro personalità e del loro posizionamento professionale. Tuttavia, a prescindere dal loro impegno e dalla loro prossimità personali, le programmiste e i programmisti della SSR devono mantenere il dovuto distacco e comportarsi sempre in modo professionale, come impongono loro il ruolo svolto e il mandato di servizio pubblico.

Nel contatto diretto con il pubblico su temi di attualità, in elementi interattivi come giochi con il pubblico, temi «più leggeri» di attualità come la meteo e lo sport o nella conduzione di programmi musicali, le conduttrici e i conduttori si profilano come personalità di spicco, creando un legame emotivo tra il programma in diretta e il pubblico.

1.4

Accessibilità, dialogo, controllo della qualità

In Svizzera l’obbligo di pagamento del canone è generalizzato e questo ci impone di raggiungere l’intera popolazione con le nostre offerte di servizio pubblico.

Ciò significa:

  • riportare notizie e raccontare i fatti laddove si trovano il nostro pubblico e le nostre comunità;
  • garantire la qualità su tutti i canali;
  • sfruttare, a tal fine, i punti di forza, le caratteristiche e la varietà dei canali a nostra disposizione;
  • dialogare con il pubblico e le nostre comunità e coinvolgerli attivamente in discussioni e ricerche;
  • orientare il nostro approccio giornalistico nonché i nostri processi di pianificazione, ricerca e produzione alla creazione di contenuti per formati digitali e lineari;
  • allestire contenuti tecnicamente accessibili e reperibili grazie a una gestione sistematica dei metadati;
  • adottare criteri giornalistici giustificabili e trasparenti;
  • verificare regolarmente l’osservanza delle cinque esigenze qualitative poste dalla Concessione SSR, ossia rilevanza, professionalità, indipendenza, diversità e accessibilità;
  • verificare i nostri contenuti, la scelta dei temi e delle persone ospiti, gli approcci e le domande in modo mirato per individuare eventuali pregiudizi, «angoli morti» o parzialità sistematiche, applicando in modo consapevole metodi di «debiasing», come suggerito dalla ricerca scientifica.

Al fine di soddisfare le esigenze etiche e qualitative di cui all’articolo 4 della Concessione SSR e quelle definite nella Carta dell’offerta, la SSR ha introdotto un sistema di garanzia della qualità vincolante per tutte le unità di redazione. Ogni collaboratrice e collaboratore, insieme alla propria o al proprio superiore nonché alle colleghe e ai colleghi, ha la responsabilità di sostenere questo processo e di parteciparvi attivamente.

Presentiamo regolarmente la nostra attività di creazione di contenuti e spieghiamo il nostro mestiere.

1.5

Diversità e parità

Come esige la Concessione, la SSR da voce e visibilità alla società svizzera in tutta la sua diversità. Ciò implica una varietà di temi, punti di vista ed esperienze, come pure la diversità, in termini di genere, origine, etnia, età, orientamento sessuale, disabilità o appartenenza religiosa, delle persone chiamate a esprimersi.

La SSR non discrimina alcuna persona né tanto meno gruppi di persone. Non veicoliamo stereotipi, evitiamo attribuzioni discriminatorie, reagiamo agli sviluppi sociali e riportiamo le notizie in un linguaggio (visivo) non discriminatorio e neutro dal punto di vista del genere. Lo facciamo in modo coerente, ma non appariscente. Ricorriamo ad approcci differenziati per canale, formato e gruppo di destinatari, nell’intento di non dare l’impressione di esprimerci per partito preso. Un’autoriflessione critica e un rigoroso processo di convalida prevengono il sessismo o la discriminazione non intenzionali.

La diversità è quindi un criterio di qualità giornalistica basato sul principio della pluralità.

Per quanto riguarda le esperte e gli esperti che facciamo intervenire, miriamo a un rapporto equilibrato (obiettivo 50 e 50).

Nella ricerca di esperte e esperti come pure delle figure chiave, teniamo conto con coerenza anche di altre caratteristiche di diversità, come l’età o il retroterra migratorio.

La rappresentazione paritaria della nostra società diversificata è una caratteristica della varietà e della qualità dell’offerta giornalistica.

2

Scelta dei temi

2.1

Criteri, rilevanza e interesse del pubblico

Alla SSR la scelta dei temi si basa sulla loro rilevanza e sull’interesse del pubblico. La ponderazione di questi due aspetti deve riflettersi in ogni pubblicazione.

Non esiste una definizione esaustiva a cui riferirsi per valutare la rilevanza di un tema, ma i seguenti criteri permettono di orientarsi:

  • attualità / contenuto informativo
  • importanza politica, economica, culturale, scientifica o sociale
  • prossimità geografica, culturale, economica o politica
  • notorietà delle personalità o delle istituzioni coinvolte
  • esemplarità
  • esclusività
  • impatto che trascende la giornata in corso

Nemmeno l’interesse del pubblico può essere definito in modo esaustivo e occorre fondarsi sui seguenti criteri:

  • prossimità alla realtà quotidiana del pubblico
  • attenzione pubblica («ne parlano tutte e tutti»)
  • grande interesse nelle comunità digitali
  • aspetti emotivi o drammatici
  • effetto sorpresa
  • disponibilità di documenti audio, video o di testo di grande impatto

Gli aspetti della rilevanza e dell’interesse del pubblico vanno soppesati in modo diverso a seconda del canale di pubblicazione.

Per i formati di attualità con elevato contenuto informativo è prioritaria l’importanza politica, economica, culturale e sociale. Per i temi di intrattenimento, la notorietà svolge un ruolo fondamentale. Nella copertura dello sport, può essere attribuito un peso elevato al valore dell’esperienza in termini di emozioni. L’interesse del pubblico va preso in debita considerazione anche per i fatti di cronaca nera o rosa (crimini, incidenti, scandali, personaggi famosi), senza però tradire i principi editoriali.

I temi, l’approccio, la focalizzazione, le persone ospiti e la realizzazione vanno sempre scelti consapevolmente e devono essere giustificabili dal punto di vista giornalistico. Nella scelta degli approcci e delle forme narrative sfruttiamo anche i risultati delle analisi di dati.

L’offerta online della SSR è integrata da contenuti storici tratti dagli archivi, nell’intento di offrire possibilità di ricerca complete alle persone interessate. In quanto documenti storici immutati, le trasmissioni e i contributi di archivio riflettono il contesto sociale dell’epoca e possono risultare in contrasto con le convenzioni odierne in termini di struttura, linguaggio o messaggio.

2.2

Notizie, temi e ventaglio di generi

Per «notizie» la SSR intende sia le novità in senso stretto sia le contestualizzazioni, i retroscena e gli approfondimenti riguardanti l’attualità, e questo per tutti gli ambiti tematici e tutti i generi. Possono avere valore di notizia i fatti e gli eventi in sé, come pure nuove prese di posizione, punti di vista, dichiarazioni e riflessioni su fatti noti, ricerche e altre attività svolte dall’azienda. Le notizie possono anche consistere in nuove contestualizzazioni di fatti noti.

La SSR non esclude per principio alcun tema dalla copertura mediatica. Sono determinanti il modo in cui viene fornita l’informazione e l’appropriatezza degli approcci. La ponderazione e quindi la scelta dei temi costituiscono un valore aggiunto fondamentale della nostra attività informativa e si differenziano a seconda del canale di diffusione.

Sono ipotizzabili tutte le forme giornalistiche ed esistono molteplici possibilità di trattazione dei temi. Alcune forme si prestano meglio di altre in funzione del canale di diffusione o di pubblicazione e del tema.

Anche le fake news possono essere in sé oggetto di copertura, ad esempio in forma di verifica dei fatti (fact checking), se sono ampiamente diffuse e vi prestano fede molte persone (v. anche 4.5 Trattamento delle fake news e 7.2 Verifica dei fatti).

2.3

Mantenere il distacco dalle persone protagoniste

Per attirare l’attenzione, personalità, istituzioni, gruppi di interesse e lobby lanciano sempre più spesso i temi di loro interesse secondo criteri di marketing e sulla base di considerazioni di gestione degli eventi. La preparazione o la messa in scena di un tema sono considerate altrettanto importanti dei contenuti.

Conosciamo questi metodi e non ci lasciamo strumentalizzare. Nella copertura mediatica garantiamo sempre la trasparenza necessaria. Ciò significa anche mantenere le debite distanze nei rapporti con le personalità in questione. Non è solo la parzialità reale a essere problematica, ma anche la parzialità apparente. Contatti frequenti e regolari con determinate persone sono inevitabili, se non addirittura auspicabili, per favorire la ricerca giornalistica. Tuttavia, la prossimità non deve essere eccessiva e non deve instaurarsi un rapporto di lealtà nei loro confronti. Anche sui social è importante mantenere le distanze dalle figure chiave. Trattiamo le persone altolocate, influenti e famose come tutte le altre, con cortesia, spirito critico e l’opportuno distacco.

Le collaboratrici e i collaboratori della SSR comunicano alle o ai superiori di linea eventuali rapporti personali o d’affari riguardanti temi, personalità o istituzioni.

2.4

Temi che suscitano clamore mediatico (hype)

Quando un tema suscita clamore, è nostro compito verificarne la rilevanza e garantire le dovute proporzioni. Il fatto che un evento o un tema sia ampiamente trattato e faccia sensazione non è sufficiente per decretarne l’importanza. In questi casi dobbiamo privilegiare la riflessione alla reattività.

Riportiamo quanto accade in modo pacato, sia nella sostanza che nei toni (per le cronache sportive in diretta valgono altri criteri).

In caso di temi di particolare risonanza o ambiguità, possiamo trattare, spiegare e contestualizzare le ragioni stesse per cui sono divenuti hype mediatici. Anche quando l’interesse dei media e del pubblico cala, continuiamo a seguire gli aspetti rilevanti. Spesso vale la pena tornare sui temi che hanno suscitato grande attenzione mediatica quando il clamore si è placato ed emergono le conseguenze. Spiegando i meccanismi mediatici, contribuiamo tra l’altro a rafforzare la competenza del pubblico.

2.5

Continuità nella copertura dei temi

Monitoriamo costantemente i temi importanti e li riprendiamo quando ci sono novità da riportare. Lo facciamo anche, e in particolare, per gli eventi meno eclatanti di cui altri media non parlano (ad es. conflitti dimenticati). I temi rilevanti vanno seguiti a medio e lungo termine (ad es. il rispetto delle promesse elettorali).

Nella copertura dei reati penali sono necessarie un’attenzione e una diligenza particolari. Quando i procedimenti penali vengono archiviati o se le persone sospettate o accusate risultano essere innocenti, è necessario informare adeguatamente il pubblico per ragioni di giustizia ed equità. Lo stesso vale se emerge in un secondo momento che una persona che occupava un posto di rilievo è stata ingiustamente dimessa dalle sue funzioni o licenziata.

2.6

Embarghi

I periodi di embargo oggettivamente giustificati devono essere rispettati. Ciò vale in particolare per gli embarghi volti a garantire ai media il tempo di preparazione necessario, ad esempio per trattare un rapporto o un annuncio fatto in una conferenza stampa. Il rispetto dei periodi di embargo può essere determinante per il rapporto di fiducia tra le fonti e le nostre redazioni e spesso è l’unico modo per accedere preventivamente a determinate informazioni.

Consideriamo ingiustificati gli embarghi che servono solo a favorire determinati media a detrimento di altri. Se riteniamo che un embargo sia immotivato, contattiamo rapidamente l’istituzione che lo ha imposto, affinché possa informare gli altri media della nostra presa di posizione.

Se vari media ad ampia diffusione violano un periodo di embargo, nemmeno noi siamo più tenuti a rispettarlo.

Qualora, secondo la SSR, sussista un interesse pubblico prevalente alla diffusione della notizia, può essere presa la decisione di non rispettare l’embargo.

Nei limiti del possibile, le persone che svolgono la funzione di caposervizio/capo edizione in seno alla SSR si consultano tra loro prima di prendere la decisione di violare un embargo. In questi casi vanno consultati i rispettivi o le rispettive superiori.

Se viene accettato un periodo di embargo, deve essere chiaro che il personale della SSR può decidere in qualsiasi momento di verificare, integrare o utilizzare in un altro contesto le informazioni, a condizione di non mettere a rischio la fonte. A questo proposito fanno eccezione gli embarghi stabiliti dal Tribunale federale. In tal caso, per ragioni connesse all’informazione delle parti, è possibile effettuare ricerche solo una volta scaduto il periodo di embargo. Gli embarghi valgono solo per le informazioni concordate e fino al momento stabilito.

2.7

Blocco delle notizie

In linea di principio, non accettiamo alcun blocco delle notizie che ostacoli o impedisca la libera scelta dei temi. Quando si tratta di proteggere la vita e la salute delle vittime e di altre persone, concordiamo con le autorità competenti una procedura in fatto di blocco delle notizie. Se le autorità di perseguimento penale ci chiedono di astenerci, in tutto o in parte, da pubblicazioni nell’interesse delle indagini su un reato, ci conformiamo a tali esigenze in casi debitamente motivati (v. punti 7.1 Verifica delle fonti, 9.10 Segreto editoriale, rifiuto di testimoniare e 13.3 Divieti di pubblicazione). In tali casi è obbligatorio consultare le oppure i superiori di linea.

3

Apertura e dialogo con le utilizzatrici e gli utilizzatori

3.1

Reazioni del pubblico

Il modo in cui vengono gestite le reazioni del pubblico influisce sulla reputazione della SSR ed è quindi di grande importanza. È necessario rispondere in modo corretto nella forma e nello stile e possibilmente senza indugio a lettere, e-mail e altre comunicazioni digitali. Feedback e input vanno fatti confluire nella concezione dei programmi in maniera puntuale. La gestione delle comunità digitali è descritta al successivo punto 3.2.

Le reazioni del pubblico rappresentano una fonte preziosa per valutare l’efficacia e la rilevanza dei nostri contenuti e servono al miglioramento continuo della qualità.

Di principio, il Servizio al pubblico evade le richieste telefoniche e scritte del pubblico concernenti la TV, la radio e l’offerta online. Se una redazione intende farsi interamente carico delle richieste che la riguardano, è tenuta a definire le responsabilità e i processi corrispondenti. Per le richieste che pervengono alle redazioni, è necessario contattare il Servizio al pubblico prima di rispondere direttamente, al fine di evitare duplicazioni.

Se tale servizio necessita dell’aiuto di componenti delle redazioni per rispondere alle esigenze del pubblico, invia una cosiddetta richiesta di esperta/esperto.
Le critiche, anche se formulate in modo tagliente, vanno trattate con rispetto e apertura, sempre che non oltrepassino i limiti legali o etici. In caso di insulti occorre valutare se è opportuno rispondere. Di norma non reagiamo a e-mail anonime (pseudonimo come mittente), tuttavia, a fronte di minacce, è necessario informare il Servizio di sicurezza e il Servizio giuridico competenti. In caso di reclami a carattere di contestazione bisogna indicare la possibilità di rivolgersi all’organo di mediazione.

Non siamo tenute e tenuti a rispondere a invii di materiale promozionale di qualsiasi tipo (libri, DVD ecc.).

3.2

Gestione delle comunità digitali

Creiamo comunità attorno al nostro giornalismo, ossia attorno ai temi che trattiamo e alle nostre figure chiave. Lavoriamo per e con le utilizzatrici e gli utilizzatori su un piano di parità basato sul dialogo. Diamo voce alle utilizzatrici e agli utilizzatori delle nostre piattaforme e li rendiamo partecipi coinvolgendoli fin dall’inizio e non solo come consumatrici e consumatori di storie già confezionate. Consideriamo la comunità come parte integrante del nostro lavoro giornalistico: le persone che la compongono sono coinvolte nella raccolta delle notizie (news gathering) e i loro input costituiscono fonti per narrazioni e approfondimenti. Inoltre, le loro riflessioni possono fornire preziosi contributi alla copertura giornalistica. Le informazioni e i materiali ricevuti vanno tuttavia sottoposti sistematicamente a verifiche oggettive o almeno a controlli di plausibilità prima di un eventuale utilizzo per le nostre pubblicazioni e in caso di effettivo impiego deve essere sempre citata la fonte.

Prendiamo con la massima serietà il nostro ruolo di media di interazione con mandato di servizio pubblico: tramite i nostri contenuti stimoliamo discussioni e sulle nostre piattaforme come pure sui social media creiamo e amministriamo spazi di dibattito. Gli approcci che adottiamo sono adeguati ai gruppi di destinatarie e destinatari. Esperte ed esperti, redattrici e redattori specializzati e corrispondenti partecipano attivamente ai dibattiti, apportano fatti e contesti, facendo così prova di autenticità, prossimità e competenza.

Affrontiamo le critiche e rendiamo pubbliche le nostre decisioni editoriali. Dichiariamo le domande a cui cerchiamo risposta, ma anche ciò che non sappiamo.

Cerchiamo attivamente comunità per garantire una varietà tematica e raggiungere nuovi gruppi di utenti. Laddove opportuno, creiamo e curiamo nuovi gruppi di interesse specifici. Rafforziamo i rapporti con le utilizzatrici e gli utilizzatori, favorendo gli scambi e puntando su temi che possano interessarli.

Nelle sezioni riservate ai commenti delle nostre piattaforme o di quelle esterne, rispondiamo rapidamente alle domande dirette e oggettive e ringraziamo per gli elogi o le critiche costruttive.

Non reagiamo a provocazioni, critiche sterili e attacchi verbali.

La netiquette per le nostre piattaforme e per i nostri canali su piattaforme di terzi prevede regole di comportamento vincolanti. Non appena le discussioni rischiano di degenerare, inseriamo un richiamo alle regole esortando a proseguire in modo costruttivo.

Sulle nostre piattaforme non pubblichiamo i commenti che violano la netiquette. In caso di violazione sui nostri canali social media, cancelliamo il commento in questione.

Ricorriamo il meno possibile al blocco di utenti. Tuttavia, in caso di ripetute violazioni delle regole, non esitiamo a farlo. In caso di grave violazione della netiquette (apologia della violenza, espressioni razziste o omofobe, spam ecc.), le utilizzatrici o gli utilizzatori in questione vengono bloccati immediatamente e senza preavviso.

La SSR non tollera commenti di odio nei confronti del proprio personale. Chi ne pubblica di questo tipo viene immediatamente bloccato e la SSR valuta se adire le vie legali. Le collaboratrici o i collaboratori bersaglio di commenti di odio sono invitati a segnalare la situazione alla o al superiore di linea. In caso di minacce va informato il Servizio di sicurezza.

Se sui nostri canali divampano temi che superano la portata e il ventaglio abituali delle critiche e comportano un rischio per la reputazione della SSR, per esempio reazioni e commenti diffamatori orchestrati contro contenuti o persone (le cosiddette shitstorm), è necessario informare il competente team social media del settore Comunicazione.

3.3

Collegamenti ipertestuali a contenuti online

I link a siti Internet esterni riportati sulle nostre piattaforme digitali o in post pubblicati nostri canali social media servono a integrare, approfondire o spiegare un tema. Sono proposti unicamente in base a criteri redazionali e non possono essere di tipo commerciale (cfr. art. 18 cpv. 2 lett. f Concessione SSR).

I link esterni devono inoltre essere chiaramente contrassegnati come tali. Nelle condizioni di fruizione delle piattaforme è precisato che la SSR non si assume alcuna responsabilità per i contenuti di terzi. Non inseriamo collegamenti a siti in contrasto con i nostri standard giornalistici o etici (ad es. apologia della violenza o contenuti che possono essere dannosi per la gioventù). Per ogni link verifichiamo che la fonte sia credibile, rilevante e necessaria nel contesto del tema trattato.

Quando si tratta di «taggare» persone, organizzazioni o movimenti in post sui social media, facciamo prova della massima cautela. Anche in questo caso vale il principio di mantenere un distacco critico da tutti i gruppi a connotazione politica, economica, sociale e culturale.

Per il caso in cui persone esterne desiderino inserire link a pagine web della SSR (ad es. a contributi che li riguardano) su propri siti web, blog ecc. si applicano le condizioni di fruizione menzionate.

3.4

Gestione di errori e rettifiche

La correzione chiara e inequivocabile degli errori è fondamentale per la credibilità giornalistica. Eventuali interventi di rettifica vanno effettuati rapidamente per evitare che le imprecisioni si diffondano nelle trasmissioni successive, sui canali digitali e tramite gli archivi.

È assolutamente necessario procedere a rettifiche già a livello di emittente, anche perché non è detto che il pubblico riconosca di primo acchito determinati errori. Se riscontriamo un errore durante una trasmissione in corso, nei limiti del possibile lo correggiamo immediatamente.

Se constatiamo un errore grave solo a posteriori, lo correggiamo nell’edizione successiva della stessa trasmissione, nella medesima fascia oraria in cui è stato commesso. Ciò vale anche per i podcast e tutte le altre offerte digitali. Quando possibile, sulle nostre piattaforme segnaliamo l’errore anche nel testo che accompagna l’edizione errata e lo correggiamo.

Tutte le rettifiche devono essere il più trasparenti possibile, in modo che il pubblico abbia chiaro cosa è stato modificato, quando e perché.

3.5

Sondaggi di opinione

I sondaggi di opinione da noi pubblicati in vista di elezioni e votazioni si fondano su campioni rappresentativi.

Nel riferire i relativi risultati è opportuno menzionare quanto segue:

  • istituto demoscopico
  • committente
  • periodo di rilevazione
  • metodo di realizzazione (di persona, telefonicamente o online)
  • universo statistico (ad es. regione, età minima)
  • numero di persone intervistate
  • margine di errore per le singole affermazioni
  • tenore delle domande

Le interpretazioni dei risultati dei sondaggi devono essere chiaramente riconoscibili in quanto tali e non devono suscitare l’impressione di essere fatti accertati. In generale, i sondaggi devono essere presentati come fotografie delle opinioni recensite in un determinato periodo e non come previsioni. Se il margine di errore di un sondaggio permette di desumere diversi possibili risultati delle urne, ciò deve essere indicato espressamente nei servizi che lo presentano. Vanno inoltre menzionati gli eventi che possono influenzare la formazione dell’opinione pubblica.

Non possono essere pubblicati sondaggi di opinione nei dieci giorni che precedono lo scrutinio.

4

Obbligo di diligenza accresciuto: temi delicati, tempistiche e forme

4.1

Particolare diligenza

Per i servizi su argomenti politicamente controversi o delicati dal punto di vista economico e sociale valgono gli stessi principi e approcci giornalistici applicati a tutti gli altri temi. In questi casi occorre tuttavia prestare particolare attenzione al tono e allo stile. Ciò vale anche per l’impiego di elementi grafici come immagini e suoni (musica e rumori). In questi casi, se commettiamo errori, anche formali, e usiamo un tono inappropriato, il potenziale danno alla nostra credibilità può essere considerevole. La responsabilità editoriale in merito a temi delicati include anche l’obbligo di valutare le possibili ripercussioni dei contributi sulle persone o sui gruppi interessati.

Chi lavora su temi delicati deve informare le oppure i superiori di linea. Nel caso di affari che potrebbero coinvolgere la SSR in controversie potenzialmente dannose per la sua reputazione, è inoltre obbligatorio informare la oppure il responsabile del genere tematico e vanno consultate le redazioni in capo dell’unità in questione.

La SSR svolge un ruolo chiave nella formazione dell’opinione delle e dei votanti in Svizzera nel contesto di elezioni e votazioni. Ciò vale soprattutto a livello nazionale e cantonale, ma in parte anche a livello locale. Per questo, le esigenze in fatto di obiettività, pluralità ed equità dell’informazione sono particolarmente elevate.

4.2

Votazioni

Nel periodo che precede le votazioni si applicano regole particolari: le redazioni della SSR si accertano che l’offerta nel suo insieme garantisca spazi equilibrati alle posizioni favorevoli e a quelle contrarie e che i contributi e le trasmissioni forniscano la maggior quantità possibile di informazioni pertinenti e oggettive.

L’offerta di base prima delle votazioni nazionali comprende servizi sulle posizioni a favore o contro l’oggetto in votazione, nonché la conferenza stampa del Consiglio federale. Vengono inoltre prese in considerazione le raccomandazioni di voto dei partiti rappresentati in Consiglio federale, che nella maggior parte dei casi sono decise durante i congressi dei partiti/le assemblee dei delegati, nonché le raccomandazioni di voto dei partiti che dispongono di una rappresentanza parlamentare.

Per l’informazione che va oltre l’offerta di base, sui nostri canali vigono obblighi di diligenza accresciuti. Facciamo prova di grande cautela in caso di eventi, manifestazioni, apparizioni di personalità ecc. organizzati principalmente a fini mediatici. Ciò vale anche quando eventi sportivi o culturali sono strumentalizzati al fine di veicolare azioni politiche.

Più si avvicina la data della votazione e più importanti diventano la diligenza, l’obiettività e la pluralità. Nei dibattiti su temi nazionali, facciamo attenzione a rappresentare i diversi punti di vista delle regioni linguistiche e dei gruppi sociali.

I servizi sulle votazioni dettati dall’attualità e giustificabili dal punto di vista giornalistico restano sempre possibili, anche nell’immediatezza della chiusura delle urne. In questo caso deve però trattarsi di notizie di grande rilevanza.

Le maggiori esigenze in fatto di diligenza, obiettività e pluralità sono frutto di un’intesa coordinata tra le Unità regionali, ma l’attuazione concreta può tenere conto delle rispettive realtà editoriali.

Nella copertura generale dell’oggetto in votazione, devo essere garantiti spazi adeguati alle diverse posizioni e alle relative argomentazioni fondamentali. In tale contesto sussistono obblighi di pluralità ed equità.

A tutti i formati di discussione, ai talk show e alle apparizioni individuali di figure chiave occorre applicare un obbligo di diligenza particolare. A questo proposito, durante l’intera campagna, va garantita un’occupazione pluralistica ed equa degli spazi a disposizione.

Nel caso delle iniziative popolari, la denominazione ufficiale completa (e talvolta complessa) è spesso meno conosciuta dal pubblico rispetto alle versioni abbreviate più diffuse (ad es. «iniziativa anti-burqa» invece di «iniziativa per il divieto di dissimulare il viso»). Per ragioni di comprensibilità, utilizziamo frequentemente la denominazione abbreviata più nota. È fondamentale che sia chiaro al pubblico a quale iniziativa ci riferiamo.

Queste disposizioni si applicano in modo vincolante a tutti i generi, formati e canali.

4.3

Elezioni

Le considerazioni e le direttive di base relative alla copertura mediatica in vista di votazioni valgono per analogia anche per le elezioni.

Le Unità regionali stabiliscono regole specifiche, adeguate alle rispettive realtà, al fine di garantire un’informazione obiettiva ed equa sulle candidate, sui candidati e sui partiti. In quest’ottica viene fatta la distinzione tra elezioni proporzionali ed elezioni maggioritarie. Le regole adottate sono comunicate in modo trasparente e tempestivo a partiti, candidate e candidati. In occasione di elezioni nazionali, le Unità regionali coordinano tra loro i parametri e le tempistiche essenziali. L’organizzazione concreta può tuttavia variare in funzione delle specificità regionali. Nel caso di elezioni cantonali e comunali, le regole corrispondenti sono fissate a livello regionale.

Durante la campagna elettorale non offriamo ai partiti alcuna vetrina esclusiva. Prima di elezioni nazionali, nella fase calda del dibattito elettorale, le apparizioni individuali di candidate e candidati in programmi di informazione, intrattenimento, cultura e sport devono essere concordate con le redazioni in capo. Anche in tali periodi, come prima delle votazioni, occorre applicare un obbligo di diligenza particolare a tutti i formati di discussione, ai talk show e alle apparizioni individuali di figure chiave.

Nel corso dell’intera campagna elettorale va garantita un’occupazione pluralistica ed equa degli spazi messi a disposizione, tenendo conto anche del fatto che un partito disponga o meno di una rappresentanza parlamentare. Nell’imminenza del voto, fatte salve notizie di grande rilevanza, non sono più consentite apparizioni individuali delle persone candidate che offrano loro una vetrina esclusiva. Le stesse disposizioni si applicano alle elezioni cantonali e locali.

Nel caso di un secondo turno elettorale, il cui svolgimento è in genere previsto poco tempo dopo il primo, le tempistiche vanno stabilite con le redazioni in capo competenti.

Per l’ammissione dei partiti, delle candidate e dei candidati alle trasmissioni elettorali valgono regole particolari. I criteri da applicare sono la rilevanza editoriale e la rilevanza politica (ad es. le forze dei partiti risultanti dalle elezioni precedenti).

Se necessario per ragioni intrinseche ai media in questione e nell’interesse del pubblico, è possibile limitare il numero di partecipanti a determinati dibattiti elettorali. I criteri di esclusione devono essere oggettivi e comprensibili (ad es. esiguo numero di seggi di un partito in un parlamento). Le candidate e i candidati esclusi dal dibattito dovrebbero quanto meno essere menzionati.

4.4

Analisi, commenti

L’analisi delle notizie è un elemento giornalistico classico che genera un valore aggiunto rispetto alla semplice cronaca. Aiuta inoltre il pubblico a contestualizzare il significato di un evento o di uno sviluppo e a valutarne la problematicità. L’analisi delle notizie può assumere la forma di una breve e rapida valutazione iniziale oppure di un lavoro più approfondito. Può consistere in un semplice testo (scritto o parlato), in domande e risposte, in un dialogo in diretta o un dibattito con moderatrice o moderatore nel quadro di una trasmissione o di un podcast, ma anche in un video di analisi oppure in un audio esplicativo. Le analisi vanno chiaramente designate come tali.

Le analisi delle notizie presuppongono un’elevata competenza specifica riguardo al tema in questione. Di norma sono quindi realizzate da collaboratrici e collaboratori con conoscenze specialistiche, da corrispondenti o da redattrici e redattori responsabili di un dossier tematico. Presso SWI swissinfo.ch le analisi possono essere affidate anche a esperte ed esperti esterni e vengono contrassegnate come tali.

Le analisi delle notizie contengono le informazioni oggettive indispensabili alla comprensione. Riflettono le valutazioni fatte dalle autrici e dagli autori sulla base delle loro esperienze e conoscenze. L’accento è tuttavia posto su argomenti che vengono esposti, motivati e confrontati tra loro. Su questa base possono essere tratte conclusioni, ma non vanno espressi punti di vista o opinioni personali.

Alla SSR è ammessa la formulazione di commenti, che sono però riservati a temi di importanza fondamentale a livello nazionale o internazionale. Non sono tollerati commenti in forma di raccomandazioni di voto. I commenti vanno sempre chiaramente contrassegnati come tali e devono fondarsi su fatti e argomenti verificabili.

A differenza di quanto avviene per l’analisi delle notizie, nei commenti le valutazioni dell’autrice o dell’autore hanno un peso maggiore. Anche per questo vanno sempre presentate in modo trasparente con argomentazioni adeguate. L’opinione personale non deve avere alcuna rilevanza.

I commenti vengono sempre rivisti da un membro di una redazione in capo o da una persona che svolge la funzione di caposervizio o capo edizione e devono essere approvati prima della pubblicazione.

4.5

Trattamento delle fake news

Negli ultimi anni, le piattaforme digitali, i media alternativi e le reti sociali hanno acquisito grande importanza. Tale contesto favorisce l’ampia diffusione di interpretazioni alternative degli sviluppi sociali e delle conoscenze scientifiche. Questi media e i punti di vista che veicolano raggiungono parte della società.

Non possiamo semplicemente ignorare tali opinioni, ma non dobbiamo nemmeno trattarle come se fossero sullo stesso piano. La SSR pratica un giornalismo basato sui fatti e si attiene alle conoscenze scientifiche. Di conseguenza, solo in casi eccezionali e motivati diamo la parola a persone che rifiutano fatti scientificamente provati (autorizzazione delle redazioni in capo competenti).

Allo stesso tempo, in particolare su questi temi, siamo tenuti a prendere posizione e a parlare chiaro: menzogne, disinformazione e fake news devono essere riconosciute e confutate.

4.6

Temi religiosi

Trattiamo i temi religiosi essenzialmente allo stesso modo degli altri. Nel riportare notizie sulla religione distinguiamo tra contenuti di fede e aspetti istituzionali. I fondamenti delle fedi beneficiano di una protezione particolare, mentre le istituzioni religiose e le persone che le rappresentano sono sottoposte alla stessa osservazione critica che il resto della società. Ciò significa che trattiamo le religioni e le chiese con lo stesso spirito critico riservato a tutte le altre correnti di pensiero e istituzioni. Siamo tuttavia consapevoli che in particolare il tono dell’informazione può ferire i sentimenti della parte credente del pubblico. Per tale motivo non ridicolizziamo i fondamenti delle religioni. La satira resta tuttavia ammessa.

In caso di questioni religiose controverse, evitiamo ogni forma di discriminazione e rispettiamo la dignità di tutte le parti coinvolte, anche nel linguaggio visivo e nella scelta delle formulazioni.

4.7

Libertà artistica

La libertà artistica è un bene prezioso per una società aperta e deve essere limitata il meno possibile. Nell’offerta della SSR riveste grande importanza come manifestazione della libertà di espressione. Ciò vale per tutte le forme di arte.

La SSR non intende tuttavia essere in alcun modo una piattaforma per prodotti artistici che diffondono odio senza filtri o che incitano alla violenza contro persone o gruppi di popolazione. Le opere che rappresentano contenuti chiaramente violenti, discriminatori, sessisti o razzisti vengono quindi presentate solo dopo un’attenta valutazione editoriale e tenendo conto delle esigenze di protezione dell’infanzia e della gioventù.

4.8

Satira

Anche nell’offerta della SSR la satira, quale forma d’arte, è un mezzo di intrattenimento ammissibile, anzi auspicabile, e allo stesso tempo di confronto democratico. Rientra nell’autonomia dei programmi della SSR ed è protetta dalla libertà di espressione artistica e di opinione. Va proposta in modo adeguato in funzione del canale di diffusione e la sua natura deve essere chiaramente riconoscibile da parte del pubblico. I fatti alla base dell’affermazione satirica non devono essere né falsi né diffamatori.

I principi giornalistici dell’equità e della pluralità (dare voce a tutti i punti di vista) non sono applicabili alla satira. Non possono essere soddisfatte eventuali richieste di parità di trattamento: la satira è per sua natura unilaterale, pungente, provocatoria e può quindi potenzialmente ferire. Inoltre, è fondamentalmente critica nei confronti di tutte le ideologie e posizioni politiche e le tratta in modo graffiante.

Pertanto, le disposizioni relative a elezioni e votazioni (v. punti 4.2 e 4.3) non sono in linea di principio applicabili alla satira. L’espressione di opinioni soggettive da parte di satiriste o satiristi è sempre ammessa, purché non contenga esplicite raccomandazioni di voto.

La satira affronta talvolta anche temi religiosi. Le norme concernenti i programmi fanno la distinzione tra contenuti di fede e istituzioni religiose, inclusi i relativi ministri. Solo i contenuti fondamentali della fede godono di una protezione privilegiata (v. punto 4.6 Temi religiosi).

La satira deve essere chiaramente riconoscibile nei contenitori informativi e va espressamente designata come tale (ad es. quale glossa). Contenuti e tono sono di responsabilità della redazione competente. Occorre valutare l’effetto che hanno sul pubblico e la loro adeguatezza al contesto di pubblicazione.

4.9

Informazioni riguardanti l’azienda stessa

Quando riportiamo notizie sulla SSR, ovvero su noi stessi, lo facciamo con moderazione e in un tono volutamente sobrio. Dichiariamo apertamente che si tratta di un’offerta informativa della SSR. Nei casi in cui potrebbe essere in gioco la fiducia nell’istituzione SSR, i servizi devono essere trasparenti e tenere chiaramente separate informazione e comunicazione interna. Quando si intendono trattare in pubblico temi interni, è necessario accertarsi che l’informazione sia utile al pubblico e non serva semplicemente a curare la nostra immagine.

In linea di principio valgono gli stessi criteri applicati alla copertura mediatica di altre aziende e istituzioni: sono determinanti il grado di novità dei contenuti e la rilevanza.

L’informazione su processi interni deve essere concordata con le redazioni in capo competenti. Tutte le pubblicazioni o trasmissioni concernenti la SSR vengono riviste e approvate da un membro delle redazioni in capo o da una persona che svolge la funzione di caposervizio o capo edizione.

4.10

Servizi su inserzionisti pubblicitari o sponsor

Gli inserzionisti pubblicitari o gli sponsor, nonché i partner mediatici, non beneficiano di alcun trattamento di favore nei programmi. Prenotazioni di spazi pubblicitari e sponsorizzazioni non possono essere collegate a vincoli editoriali nei contenuti dei programmi. I contenuti editoriali e gli interessi commerciali devono essere mantenuti rigorosamente distinti. È esclusa qualsiasi forma di influenza da parte di inserzionisti pubblicitari o di sponsor sulla scelta dei temi, sul tono o sul posizionamento dei contributi editoriali.

Concludiamo rapporti di sponsorizzazione con media, case editrici e organizzatori di eventi solo se è garantito che non pregiudicano l’indipendenza dell’informazione, la libertà di scelta dei temi e l’approccio adottato.

4.11

Confronti tra prodotti

Determinati formati della SSR propongono il confronto tra prodotti o servizi concreti, qualora ciò sia di interesse e/o di utilità per il pubblico. In questi casi vale il principio secondo cui ci asteniamo da qualsiasi azione che possa essere interpretata come pubblicità (indiretta) per alcuni prodotti. Non sono ammessi confronti o presentazioni di prodotti nelle offerte informative concernenti l’attualità.

Chi interviene nella concorrenza di mercato con relazioni critiche su prodotti è soggetto a un obbligo di diligenza accresciuto (legge federale contro la concorrenza sleale).

I test o i confronti tra prodotti non devono mai dare l’impressione di essere collegati a interessi commerciali; la priorità va sempre all’indipendenza editoriale.

4.12

Menzione di marchi

Quando citiamo nomi di marchi, ad esempio nella copertura di manifestazioni sportive o in occasione di eventi culturali, lo facciamo senza metterli in particolare evidenza. Rinunciamo a citare testualmente aggiunte pubblicitarie.

Possono rivelarsi necessarie eventuali eccezioni se apportano al pubblico un chiaro valore aggiunto in termini informativi o se la menzione è indispensabile per la comprensione; anche gli sponsor possono essere menzionati in casi eccezionali (ad es. quando sono parte integrante del nome di una squadra o di un impianto sportivo). Può essere il caso anche quando si tratta di eventi con una lunga tradizione o quando il pubblico altrimenti non saprebbe di cosa si sta parlando. Nei limiti del possibile, evitiamo di realizzare interviste video davanti a loghi o immagini di prodotti.

Nel caso di interviste o di ritratti di imprenditrici o imprenditori, per una migliore contestualizzazione è consentito procedere con il logo aziendale visibile sullo sfondo (ad esempio davanti alla sede della loro azienda). Per i programmi di sport e i formati con contenuti sportivi valgono norme particolari.

4.13

Raccolte fondi

Non ci schieriamo a favore di alcuna causa, nemmeno di quelle che riteniamo giuste. In osservanza di questo principio, la SSR non raccoglie direttamente fondi. Non facciamo nemmeno appelli a partecipare a campagne di crowdfunding e non diffondiamo link a raccolte fondi.

Fanno eccezione le azioni della Catena della Solidarietà e altre iniziative approvate dalle unità regionali.

Quando parliamo di iniziative umanitarie o organizzazioni senza scopo di lucro, lo facciamo esclusivamente in ragione del loro interesse sociale o giornalistico e non per sostenere campagne.

Le storie delle persone raccontate dalla SSR possono suscitare in parte del pubblico il desiderio di versare loro del denaro. Tuttavia, per motivi di protezione della personalità, la SSR non trasmette a terzi le informazioni di contatto delle persone protagoniste dei suoi programmi. Prendiamo nota dei dati di contatto di coloro che desiderano effettuare doni e li inoltriamo alle interessate o agli interessati.

5

Violenza, guerra e catastrofi

5.1

Rappresentazioni della violenza in generale

Le immagini e i documenti audiovisivi prodotti nel contesto di guerre, atti di terrorismo o violenze, ma anche di incidenti e catastrofi naturali sono spesso perturbanti. Nella selezione e nella presentazione di tali riprese ci atteniamo ai principi riportati qui di seguito.

Non è nostro compito fornire un’immagine edulcorata della realtà. Gli eventi scioccanti vanno presentati come tali. Spesso è necessaria una rappresentazione cruda per illustrare i fatti in modo corretto. A volte tali riprese non hanno solo valore informativo, ma anche carattere documentale e sono quindi importanti.

Occorre tuttavia valutare in modo accurato la rilevanza degli eventi all’origine delle riprese di atti di violenza.

Per tutte le rappresentazioni di questo tipo, dobbiamo prestare attenzione a rispettare la dignità delle vittime e dei loro familiari. Le immagini e i suoni non devono essere utilizzati a scopo sensazionalistico. Tali esigenze sono sancite anche da disposizioni di legge (ad es. art. 135 CP e art. 4. cpv. 1 LRTV).

Di conseguenza, le riprese di scene di violenza non devono essere mostrate più a lungo del necessario. In caso di scene inquietanti, facciamo prova della massima cautela. Non mostriamo persone né morenti né volti riconoscibili di persone decedute. Le scene di violenza non devono essere ripetute.

La SSR è inoltre tenuta per legge a proteggere l’infanzia e la gioventù (cfr. art. 5 LRTV). Per le offerte destinate a questi gruppi di destinatari va quindi mostrato un particolare rigore.

In caso di riprese scioccanti, il pubblico deve essere avvertito in anticipo in modo appropriato, ad esempio con passaggi di testo, introduzioni verbali o avvisi espliciti.

Prima di diffondere immagini particolarmente violente o brutali, è necessario consultare la propria o il proprio superiore di linea.

Raffigurazioni di violenza e altri contenuti potenzialmente problematici – come la sessualità, il consumo di droghe o l’autolesionismo – possono essere presenti anche in formati di finzione, come film e serie televisive, nonché in reportage e documentari. Queste produzioni vanno valutate alla luce della legge federale sulla protezione dei minori nei settori dei film e dei videogiochi (LPMFV) e delle direttive di settore in materia.

Tali contenuti vengono repertoriati dalle redazioni competenti e dalle persone incaricate della protezione della gioventù delle Unità regionali.

Nelle informazioni sul programma va indicata l’età minima consentita. Questa influisce sul posizionamento nella programmazione e, se del caso, sulla fruizione tramite piattaforme on demand.

5.2

Omicidi e suicidi

Trattiamo i casi di omicidio, in particolare i drammi familiari, con particolare ritegno. Rispettiamo in ogni caso la dignità delle persone coinvolte e dei loro familiari ed evitiamo ogni forma di sensazionalismo. Nella copertura dell’attualità non intervistiamo inutilmente i parenti stretti né i vicini di casa e non riportiamo voci. Di norma, non menzioniamo nomi e né mostriamo foto di chi ha compiuto gli atti o delle vittime.

Non riportiamo notizie di suicidi. Sono tuttavia possibili eccezioni:

  • se l’atto è avvenuto in pubblico (ad es. autoimmolazione);
  • se l’atto è avvenuto in combinazione con altri reati (ad es. un rapimento);
  • se si tratta di una personalità nota.

Ci asteniamo dal menzionare dettagli sulle modalità di suicidio e non mostriamo il luogo dell’evento (ad es. il ponte da cui qualcuno si è gettato).

I suicidi possono essere trattati nel contesto di un dibattito pubblico (ad es. sull’eutanasia o sui suicidi con armi di servizio detenute a domicilio). Quando si parla di suicidi, è necessario segnalare i servizi di assistenza psicologica disponibili (ad es. Dargebotene Hand, La Main Tendue o Telefono Azzurro).

5.3

Incidenti e catastrofi

Nella copertura di incidenti e catastrofi, forniamo informazioni oggettive e precise. Facciamo attenzione a non diffondere inutilmente paura e terrore (ad es. tra le persone i cui familiari potrebbero essere tra le vittime). Riportiamo le notizie con empatia e rispetto, senza drammatizzare o sfruttare emotivamente la sofferenza delle persone coinvolte.

Nei momenti immediatamente successivi a una catastrofe circolano spesso informazioni contraddittorie o false. In questa fase è particolarmente importante verificare fatti e cifre e, in ogni caso, diffonderli solo citando le fonti.

Le redazioni della SSR si accertano che i familiari non apprendano i nomi delle vittime dalle nostre pubblicazioni. Trattiamo con rispetto le persone in lutto e mostriamo le immagini dei familiari delle vittime solo con estremo tatto (nessun primo piano). Nelle interviste alle persone direttamente coinvolte o che sono testimoni oculari facciamo prova di grande sensibilità.

In caso di incidenti e catastrofi, gli interventi di soccorso alle vittime e alle persone in pericolo hanno la priorità sul diritto all’informazione del pubblico. L’integrità psicofisica delle persone coinvolte deve essere sempre rispettata, compresa quella delle forze di intervento.

Anche gli incidenti nel corso di eventi sportivi vengono mostrati con la massima cautela possibile e da rispettosa distanza. Nel trattare incidenti gravi (anche con esito mortale) non utilizziamo immagini in movimento o addirittura rallentate, ma un’immagine fissa o una sequenza di immagini fisse. Eventuali eccezioni devono essere approvate dalle o dai superiori di linea.

5.4

Rapimenti e prese di ostaggi

Nei nostri programmi non rendiamo pubbliche le dichiarazioni, con tutta probabilità forzate, di persone tenute in ostaggio.

Innanzitutto, occorre rispettare la dignità delle vittime: nessuno deve essere rappresentato in condizioni umilianti. In genere non sono per altro le persone in ostaggio a decidere i contenuti e il modo in cui esprimersi, anche se sono loro a pagarne le conseguenze. D’altro canto, diffondendo riprese di questo tipo rischiamo di renderci indirettamente complici di un crimine.

Per i documenti audio o video relativi a rapimenti, facciamo prova della massima cautela. La diffusione può essere presa in considerazione solo se viene garantita la dignità delle persone rapite e deve, in ogni caso, essere approvata dalla redazione in capo competente. Le esecuzioni di persone rapite non vengono mostrate.

Per i rapimenti di minori in Svizzera valgono regole e disposizioni particolari (v. punto 7.8 Foto e video segnaletici).

5.5

Terrorismo e sicurezza nazionale

Dato che il terrorismo di matrice politica o religiosa persegue principalmente scopi propagandistici e che coloro che commettono stragi puntano a impressionare l’opinione pubblica, agli occhi di queste persone i media non sono semplici osservatori, ma svolgono anche un ruolo attivo. Dobbiamo quindi fare in modo che chi si macchia di tali atti abbia il minor numero possibile di opportunità per mettersi in mostra e magari raggiungere addirittura lo status di eroe agli occhi di persone fanatiche. Nella rappresentazione di questo tipo di violenza vale dunque il principio di limitarsi al minimo indispensabile.

Di conseguenza la SSR rinuncia a pubblicare immagini e nomi di persone che commettono attentati o stragi, a meno che non si tratti di figure di spicco di una rete terroristica. Lo stesso vale per il materiale propagandistico o per i messaggi video registrati. Le redazioni in capo possono autorizzare eccezioni.

Sono in ogni caso da evitare rappresentazioni o termini che potrebbero involontariamente alimentare paura, polarizzazione o contrasti sociali. Utilizziamo un linguaggio oggettivo e pacato e ci asteniamo da speculazioni.

È inoltre necessario fare attenzione a non riprendere espressioni o richieste delle persone che commetto gli atti in questione. Ad esempio, va evitata la formulazione «assumersi la responsabilità» (di un attentato), regolarmente utilizzata in questi casi dalle agenzie di stampa.

Qualora vengano comunque riprese formulazioni utilizzate, ad esempio, dalle autrici o dagli autori di un attentato, queste devono essere chiaramente attribuite e, se necessario, relativizzate. Occorre ad esempio tener presente che i gruppi terroristici ricorrono spesso a termini giuridici per dare l’impressione di agire in nome della giustizia («punizione», «sentenza», «esecuzione» ecc.).

Prima di pubblicare contributi o ricerche che potrebbero toccare aspetti di sicurezza nazionale, è necessario consultare le redazioni in capo competenti.

5.6

Guerra e giornalismo embedded

«La prima vittima della guerra è la verità.» Nel contesto di eventi bellici, la maggior parte delle notizie proviene da fonti che, rendendole pubbliche, perseguono un obiettivo strategico. Ciò vale anche per le informazioni che ci pervengono tramite altri media. È quindi di fondamentale importanza verificarne la plausibilità, annunciarne la provenienza e dichiarare in modo esplicito l’incertezza delle fonti. Evitiamo di utilizzare un linguaggio o immagini che potrebbero rafforzare acriticamente la propaganda di una delle parti in conflitto.

Va prestata particolare attenzione alla scelta delle parole. Singole incursioni aeree non costituiscono ancora una guerra. Viceversa, bisogna guardarsi dal minimizzare linguisticamente gli atti bellici.

Nel cosiddetto giornalismo embedded facciamo prova di cautela e trasparenza. Accettiamo di essere «incorporati» e prendiamo parte a simili missioni solo se non possiamo ottenere in altro modo le informazioni, le immagini e gli audio desiderati; queste operazioni sono quindi ammissibili solo se possono apportare un autentico valore aggiunto. Inoltre, illustriamo con trasparenza le condizioni che hanno permesso questo tipo di copertura giornalistica (v. punto 11.6 Regali e inviti).

La sicurezza delle giornaliste e dei giornalisti prevale comunque sull’interesse editoriale.

5.7

Reportage da Stati fuorilegge

In un numero sempre maggiore di Paesi, la libertà è fortemente limitata anche per le operatrici e gli operatori mediatici stranieri, che rischiano addirittura di trovarsi in pericolo. In taluni casi i visti e i permessi di soggiorno vengono concessi raramente o non vengono concessi affatto. Le persone che lavorano come corrispondenti sono sorvegliate, minacciate o espulse, a volte addirittura arrestate. Sono esposte a rischi anche le persone di contatto, le informatrici e gli informatori, le traduttrici e i traduttori nonché coloro che forniscono assistenza sul posto.

Tutto ciò non deve impedirci di riferire in modo veritiero e critico su tutti i temi che riteniamo rilevanti. Nel descrivere i sistemi autoritari bisogna prestare attenzione a non riprendere inconsapevolmente la propaganda o la narrativa di tali regimi. Vanno messe in conto eventuali sanzioni come il rifiuto di futuri visti.

La priorità rimane comunque la protezione delle giornaliste e dei giornalisti, delle loro fonti e delle persone che collaborano con loro. Valutiamo sempre se una pubblicazione possa mettere in pericolo collaboratrici e collaboratori locali e ci asteniamo dal fornire informazioni che consentano di risalire alle loro identità. Ciò significa che, se necessario, le interlocutrici e gli interlocutori devono essere anonimizzati; in casi eccezionali, tale atto di prudenza può riguardare anche le giornaliste e giornalisti. Per temi particolarmente delicati, può essere opportuno che i servizi vengano preparati dalla redazione in Svizzera e non dalle o dai corrispondenti nel Paese in questione.

6

Diritti delle persone che appaiono nei contributi

6.1

Rispetto della sfera privata

Le giornaliste e i giornalisti della SSR rispettano i diritti della personalità, in particolare la sfera intima e privata degli individui. Evitiamo inutili esposizioni, sensazionalismi o rappresentazioni della sfera privata volte puramente a suscitare emozioni. Tuttavia, un interesse pubblico preponderante può far sì che la violazione della sfera privata di una persona non sia contraria alla legge, se prevalgono la libertà di informazione e la libertà dei media (cfr. art. 16 seg. Cost.).

Per chi esercita una funzione ufficiale, altre personalità pubbliche e personaggi famosi, la soglia di protezione è meno elevata: più una persona è esposta, più è tenuta a tollerare intrusioni nella sua sfera privata. La sfera intima (ad es. la sessualità, la religione, la salute) gode però di una protezione particolare anche per questo gruppo di persone.

In ogni caso, è necessario informare le oppure i superiori di linea se un contributo comporta l’intrusione nella sfera privata di una persona (obbligo di motivazione).

6.2

Regole per le interviste

Se non è già stato fatto in precedenza nell’ambito di una conversazione finalizzata a ricerche, alla persona intervistata devono essere fornite preliminarmente le seguenti informazioni (se note):

In un’ottica di trasparenza, alla persona intervistata vanno comunicati, se lo desidera, quali altri punti di vista saranno riportati nel contributo (purché noti al momento della conversazione), non però i nomi delle altre persone citate.

È fondamentale che la persona intervistata possa esprimere la propria opinione sui punti essenziali. Le giornaliste o i giornalisti replicano alle affermazioni della persona intervistata e vengono discusse le posizioni contrarie.

L’accorciamento delle interviste è soggetto alle consuete regole giornalistiche di correttezza. Una conversazione va tagliata in modo che il pubblico critico possa considerare la versione abbreviata come un riassunto fedele di quella completa. L’autrice o l’autore deve selezionare i passaggi in cui la persona intervistata si esprime nel modo più chiaro sul tema centrale (regola del migliore argomento).

Di norma si può presumere che la persona intervistata sia consapevole del fatto che verranno utilizzati solo alcuni estratti della conversazione. Se la persona intervistata chiede di essere informata sulle parti di intervista selezionate, la risposta può essere data per iscritto o telefonicamente. La persona intervistata non può esigere di ricevere in anticipo l’intero contributo. Solo in casi eccezionali possiamo garantire la presentazione del contenuto nel suo insieme (ad es. per un ritratto particolarmente delicato che presuppone un rapporto di fiducia). È però importante sottolineare che, nemmeno in questi casi, le persone intervistate possono interferire nella redazione del testo e nella selezione degli estratti. Questo aspetto non è negoziabile. Le registrazioni audio autorizzate e gli appunti presi in occasione delle interviste devono essere conservati.

In caso di successive aggiunte, le domande originali possono essere snellite, ma non alterate. Se tra la data dell’intervista e quella della pubblicazione emergono nuovi aspetti significativi, bisogna garantire alla persona intervistata la possibilità di prendere nuovamente posizione.

6.3

Regole specifiche per le interviste pubblicate esclusivamente in forma scritta

Se lo desidera, la persona intervistata ha diritto di leggere gli estratti delle proprie affermazioni prima della pubblicazione e di sapere in quale contesto saranno riportati. Quando si intervistano persone private che non conoscono il mondo dei media, è necessario informarle esplicitamente della possibilità di approvare le citazioni. I testi in forma di domande e risposte devono essere sottoposti per approvazione alle persone intervistate (senza titolo, lead e immagini). Gli errori sostanziali o le formulazioni errate devono essere corretti, ma non vanno mai omesse intere domande o apportate modifiche che ne alterino il significato su richiesta della persona intervistata.

Prima di pubblicare un’intervista in forma scritta, è necessario concordare le condizioni con la persona intervistata (ad es. le regole per l’approvazione).

6.4

Confronto spontaneo

Le interviste spontanee, ad esempio all’uscita da una sala conferenze o al termine di un evento sportivo, possono essere fatte solo a persone che hanno familiarità con i media. Anche per le interviste spontanee vale la regola del migliore argomento.

Le bambine, i bambini e le persone che sono vittime o testimoni di un evento drammatico vanno trattati con il massimo rispetto. In questi casi non si devono fare pressioni per ottenere interviste o dichiarazioni.

In linea generale, i confronti spontanei sono ammessi solo se tutte le altre modalità di contatto non sono andate a buon fine. Inoltre, è possibile ricorrervi unicamente se il contesto tematico è assolutamente chiaro per le persone intervistate.

Suonare il campanello di casa con un registratore o una telecamera accesi è ammesso solo in caso di interesse pubblico straordinario e se non è stato possibile realizzare alcun altro tipo di intervista; gli approcci di questo tipo devono comunque essere approvati dalle redazioni in capo competenti.

6.5

Ritiro di interviste

Se non si raggiunge un accordo sull’utilizzo di un’intervista, la persona in questione può ritirarla. Ciò che non può essere ritirato è invece il contenuto informativo dell’intervista. In questi casi possiamo citare le dichiarazioni in forma di discorso indiretto.

Per un eventuale ritiro vanno rispettati determinati tempi. Il ritiro di un’intervista poco prima di una trasmissione programmata (se il ritiro mette a rischio la messa in onda del contributo/della trasmissione) non è consentito e la richiesta va respinta. I ritiri devono essere motivati e non possono essere accettati sulla base di giustificazioni generiche o tattiche.

Per coloro che hanno familiarità con i media, come personalità politiche, manager, portavoce o personaggi famosi, il diritto di ritirare l’intervista è limitato, in particolare se la conversazione è stata regolarmente concordata (tema, data dell’intervista, forma di pubblicazione). Anche queste categorie di persone possono comunque ritirare dichiarazioni palesemente errate.

Il diritto al ritiro è limitato anche nel caso di progetti di una certa dimensione, ad esempio un lungometraggio sulla carriera di una persona. Di conseguenza, prima dell’inizio della collaborazione, le persone in questione devono essere informate in modo dettagliato sulla portata della loro partecipazione e sulle possibilità limitate di ritirarsi dal progetto dopo aver dato il loro assenso. A titolo di motivazione del vincolo va illustrata l’onerosità del progetto.

La trasparenza nei confronti del pubblico è importante: se influisce sulla presentazione di un contenuto, il ritiro di un’intervista va reso noto ove opportuno.

6.6

Tutela dell’immagine e della voce

Chiunque venga fotografato o filmato in primo piano e a schermo intero deve dare preventivamente il proprio consenso. A questo scopo è di per sé sufficiente la disponibilità a rilasciare un’intervista. Attenzione: non solo la diffusione, ma anche la semplice realizzazione delle riprese può costituire una violazione dei diritti della personalità.

Le persone che si espongono volontariamente in pubblico (ad es. coloro che partecipano a una conferenza stampa o a una manifestazione) e le persone che vengono riprese casualmente (ad es. passanti) devono accettare di figurare in una registrazione video o audio senza aver dato un esplicito consenso.

Per effettuare riprese audio o video di persone riconoscibili in luoghi non direttamente accessibili al pubblico è necessario il loro consenso. Le telecamere e i microfoni della SSR devono essere contrassegnati in modo ben visibile.

Di norma, in caso di riprese davanti a un tribunale, una sede doganale o una stazione di polizia, i volti delle persone devono essere resi irriconoscibili. Sono previste eccezioni per le personalità pubbliche. Nelle aule di giustizia, dove solitamente durante le udienze vige il divieto di ripresa, le illustrazioni giudiziarie sono un mezzo adeguato per ovviare alla mancanza di immagini. È necessario assicurarsi che tali illustrazioni non siano troppo realistiche e che non venga violata la protezione della personalità.

Per le riprese di bambine, bambini o di persone vulnerabili è necessario il consenso esplicito dei genitori, delle tutrici, dei tutori, delle o dei rappresentanti legali.

Il domicilio e altri luoghi di soggiorno privati, come ospedali, istituti di detenzione o di riabilitazione, godono di una protezione particolare (v. punto 6.1 Rispetto della sfera privata).

Le registrazioni audio e video di cerimonie funebri che si svolgono privatamente o nell’ambito di funzioni religiose, le immagini scioccanti di luoghi di incidenti o catastrofi e le riprese di persone inerti (ad es. feriti o malati) o incapaci di intendere e di volere costituiscono violazioni della sfera intima o privata. Se sussiste un interesse pubblico, i dettagli devono essere concordati in anticipo con le persone interessate, i familiari o le persone responsabili.

Non pubblichiamo immagini di persone decedute che siano riconoscibili. Anche se i familiari danno il loro consenso, rispettiamo la pace dei defunti.

Fanno eccezione i documenti storici (ad es. le immagini di un papa esposto nella bara o di un dittatore ucciso).

6.7

Telecamere nascoste e registrazioni audio occulte

Le riprese con telecamere nascoste in ambito riservato o privato e le registrazioni audio occulte di conversazioni non pubbliche, nonché la loro diffusione, sono vietate ai sensi dell’articolo 179bis segg. CP. La giurisprudenza riconosce che le riprese video e le registrazioni audio occulte possono essere giustificate, tra l’altro, se sussiste un importante interesse pubblico alla pubblicazione di un fatto e questo può essere documentato solo con apparecchi di registrazione nascosti.

La realizzazione di riprese video e registrazioni audio occulte deve in ogni caso essere discussa preventivamente con la redazione in capo competente. Le autorizzazioni vengono concesse solo in modo restrittivo.

Anche la diffusione di registrazioni audiovisive effettuate di nascosto da altri media all’estero può essere problematica dal punto di vista giuridico. Il consenso delle redazioni in capo competenti è quindi obbligatorio pure in questo caso.

6.8

Protezione della personalità su Internet

Se e in che misura i siti web privati, i forum Internet, le reti sociali e altre piattaforme simili vadano considerati spazi pubblici sono questioni giuridicamente controverse.

Secondo il Tribunale federale, una dichiarazione è pubblica se può raggiungere un numero indefinito di persone o un’ampia cerchia di individui non legati da rapporti interpersonali. Per la massima autorità giudiziaria svizzera, i post pubblicati sui social media senza impostazioni specifiche che ne limitino la visibilità sono quindi pubblici.

Pertanto, al momento di pubblicare simili contenuti, è necessario mostrarsi prudenti. Ogniqualvolta riprendiamo contenuti online, verifichiamo se la loro diffusione possa violare i diritti della personalità, la protezione dei dati o la sicurezza digitale.

Quando intendiamo utilizzare post o video di persone private realizzati al di fuori di contesti professionali, è necessario soppesare attentamente gli interessi considerando l’utilità pubblica e la possibile stigmatizzazione. Nella pubblicazione di contenuti che potrebbero risultare compromettenti per una persona facciamo prova della massima cautela: per procedere deve sussistere un chiaro interesse pubblico.

6.9

Presunzione di innocenza

Per le persone imputate in procedimenti penali non ancora condannate con sentenza passata in giudicato vale la presunzione di innocenza (cfr. art. 32 Cost). Le persone imputate sono quindi autrici o autori presunti di un reato: si parla ad esempio di un sospetto di frode e non di una frode accertata. Formulazioni alternative a «presunta autrice/presunto autore del reato» sono ad esempio indagata o indagato, persona arrestata o, a seconda dello stato del procedimento, imputata o imputato. Nel caso delle persone imputate è importante precisare che vanno considerate innocenti fintantoché non viene pronunciata una sentenza di colpevolezza.

Qualora si tratti di persone condannate che ricorrono in appello va specificato «condannata/condannato in primo (o secondo) grado». Occorre inoltre evidenziare se la persona imputata respinge l’accusa.

È molto importante utilizzare una terminologia conforme ai principi del diritto di procedura penale. Nel quadro di procedure penali vanno impiegati i seguenti termini:

  • nel corso delle indagini e del procedimento giudiziario, la persona sospettata è denominata «imputata/imputato» e non, ad esempio, «assassina/assassino» o «truffatrice/truffatore»;
  • se una persona viene «arrestata», non è ancora «detenuta»: si può parlare di detenzione solo dopo l’emissione di un ordine di arresto;
  • se contro una persona viene presentata una denuncia, si dice che è stata «denunciata»: si può parlare di «imputazione» solo dopo che l’autorità competente ha formalmente promosso l’accusa.

Anche dopo una condanna definitiva, è necessario utilizzare i termini corretti. Una persona accusata è quindi stata «assolta» o «condannata».

Si parla di prigione o reclusione ormai solo in un contesto storico. Oggi i tribunali condannano chi commette reati a «pene detentive o privative della libertà», a «pene pecuniarie», a «multe» o a «lavori di pubblica utilità».

6.10

Menzione dei nomi delle persone coinvolte in procedimenti penali

La SSR fa prova di riserbo nel menzionare i nomi di presunti autori e autrici e di vittime di reati. La menzione da parte di altri media non basta a generare la notorietà generale che giustificherebbe la scelta di citarli a nostra volta.

In genere, i nomi delle autrici o degli autori presunti di delitti o crimini oggetto di un procedimento penale e delle vittime di reati o di catastrofi non vengono citati. La presunzione di innocenza (cfr. art. 32 Cost e v. punto 6.9 Presunzione di innocenza) e la protezione della sfera privata delle vittime sono beni giuridici importanti. La menzione dei nomi ha un impatto notevole non solo sulle persone citate, ma anche sui loro familiari.

Le autrici o gli autori di reati, presunti tali o condannati, sono di norma designati in modo da non essere identificabili. Occorre astenersi dall’indicare indirizzi o dal proporre immagini di abitazioni che possano consentire l’identificazione.

Sono possibili eccezioni per quanto riguarda la menzione dei nomi o altre forme di identificazione:

  • in caso di interesse pubblico preponderante;
  • per i personaggi pubblici, come politici, persone che esercitano funzioni ufficiali e altre personalità, il cui nome e la cui immagine sono noti al grande pubblico (più una persona è famosa, più è probabile che il suo nome venga menzionato);
  • se il nome è già così noto che la sua mancata menzione potrebbe creare irritazione o se viene utilizzato diffusamente per designare il caso (la menzione del nome di una persona in altri media non ci esenta però automaticamente dal riserbo);
  • se la persona interessata dà il suo assenso alla pubblicazione (attenzione: in alcuni casi siamo tenuti a proteggere le persone interessate loro malgrado);
  • se la notizia assume tutto il suo significato solo citando la funzione o il nome della persona (ad es. se il presidente di un’associazione di vittime della strada provoca un incidente in stato di ebbrezza).

Per i delitti e i crimini commessi molto tempo fa e per i quali è già stata espiata la condanna, vale in linea di principio il diritto all’oblio (v. punto 13.4 Gestione delle richieste di cancellazione). Ciò significa che i reati in questione non dovrebbero più essere citati in relazione alla persona in questione.

6.11

Menzione della nazionalità

In caso di crimini, attentati e attacchi terroristici, l’interesse pubblico per i retroscena dei reati e per chi li ha commessi è elevato. Come per altri temi, vogliamo e dobbiamo riportare le notizie nel modo più preciso e trasparente possibile. A questo scopo è necessario menzionare tra l’altro la nazionalità delle autrici e degli autori come pure quella delle vittime. Così facendo creiamo trasparenza e preveniamo il diffondersi di speculazioni, voci o false informazioni. Le informazioni sull’appartenenza etnica o religiosa vanno riportate solo se rilevanti per il reato commesso. 

6.12

Razzismo

In Svizzera la discriminazione e l’incitamento all’odio sono atti penalmente punibili. Quando trattiamo il tema del razzismo, ci assicuriamo che le frasi da noi riportate non abbiano effetti propagandistici. Anche le dichiarazioni di uno schieramento politico avverso, delle vittime o delle autorità di perseguimento penale possono fare da contrappeso. Inoltre, prestiamo la massima attenzione a non veicolare simboli o slogan razzisti. 

7

Trasparenza ed esigenze riguardo alle fonti

7.1

Verifica delle fonti

Per pubblicare una notizia abbiamo bisogno di una fonte inequivocabilmente autorizzata, legittima e verificabile. Se queste condizioni non sussistono, la SSR applica di principio la cosiddetta «regola delle due fonti». Ciò significa che per la pubblicazione di informazioni sono di norma necessarie due fonti concordanti e indipendenti l’una dall’altra.

Fanno eccezione le notizie non confermate di grande rilevanza, che vengono messe in evidenza da portali online della massima serietà, da media internazionali credibili e dalle reti sociali: in questi casi possiamo pubblicare la notizia indicando obbligatoriamente la fonte, la sua credibilità e la plausibilità dell’informazione. Contemporaneamente, dobbiamo verificare la notizia in questione e fare ricerche in merito (v. punto 8 Impiego dell’intelligenza artificiale (IA)).

Non è necessario disporre di una seconda fonte nemmeno nel caso in cui le informazioni siano tratte da un’intervista pubblicata a stampa da fonti credibili.

I comunicati della polizia e delle autorità ufficiali pubblicati con indicazione della fonte non devono di norma essere verificati.

Nel trattamento di breaking news e di situazioni di attualità in rapida evoluzione, ci atteniamo a esigenze particolarmente elevate in fatto di trasparenza delle fonti. In questi casi va fatta prova di prudenza anche nella gestione di fonti, immagini e materiale video e audio di ogni tipo (v. punto 7.2 Verifica dei fatti).

Prendiamo in considerazione eventuali voci solo in casi eccezionali giustificabili. Deve trattarsi di temi davvero importanti che suscitano grande interesse. Ne diamo notizia in modo oggettivo, conciso e con una certa cautela. Citiamo sempre le fonti e precisiamo in modo inequivocabile che si tratta di semplici voci. Evitiamo speculazioni basate su illazioni.

In linea di principio, più le fonti sono difficili da reperire e inaffidabili, più è importante garantire la trasparenza. I fatti controversi devono essere presentati come tali. Allo stesso modo, ci permettiamo di eludere la regola delle due fonti solo con estrema cautela e dopo una riflessione critica. Questi principi sono importanti poiché eventuali notizie false danneggerebbero la nostra credibilità.

È necessaria particolare prudenza nel trattare contenuti diffusi da social media, chat private o piattaforme di origine poco chiara. Comunichiamo con trasparenza le incertezze o le difficoltà incontrate nelle ricerche, come pure le indicazioni riguardanti l’affidabilità delle fonti. Le informazioni non confermate vanno segnalate come tali; le fonti devono essere autenticate e sottoposte a verifiche incrociate.

7.2

Verifica dei fatti

Con la crescente diffusione dei contenuti digitali, che ha permesso il moltiplicarsi di manipolazioni, deep fake o rappresentazioni volutamente fuorvianti, è sempre più importante distinguere con chiarezza i fatti verificabili dalle informazioni che invece non lo sono. La verifica dei fatti è un dovere fondamentale del mestiere giornalistico. Le redazioni sono quindi tenute ad analizzare sempre in modo critico quanto accaduto e ad accertarsi dell’affidabilità delle fonti. In caso di dubbi, è necessario procedere a una verifica.

Tale verifica deve basarsi su fonti comprensibili e tracciabili, e non deve veicolare opinioni o posizioni preconcette.

7.3

Comunicazione delle relazioni d’interesse delle persone protagoniste, delle esperte e degli esperti

Per comprendere le posizioni espresse nei contenuti, è importante che non sia citata solo la funzione ufficiale delle persone, ma che siano precisati anche i loro eventuali legami di interesse.

Ad esempio, nel caso di personalità politiche possono essere rilevanti, a seconda del tema, i mandati in Consigli di amministrazione o altre cariche ricoperte in organizzazioni o istituzioni. Per le e i giudici, l’appartenenza a un partito può essere menzionata se le ideologie su cui questo si fonda sono significative nel procedimento (ad es. è giustificato chiedersi quali membri del Tribunale federale hanno decretato che le decisioni di naturalizzazione per votazione popolare sono contrarie alla Costituzione federale).

Lo stesso vale anche per le esperte e gli esperti di politica, economia, scienza, cultura e sport che ci aiutano a spiegare eventi o fatti. Le loro contestualizzazioni sono però talvolta legate anche a valutazioni e a interessi concreti che è necessario rendere pubblici (ad es. nel caso di un esperto di finanza la cui banca intrattiene stretti rapporti d’affari con l’azienda analizzata oppure di uno scienziato la cui ricerca è finanziata da un gruppo di interessi). La forma di questa comunicazione dipende dal vettore in questione (alla radio va fatta ad es. in fase di presentazione, mentre su un canale online tramite un riquadro informativo).

7.4

Trasparenza sui luoghi di produzione

La trasparenza delle fonti implica anche che nei nostri contenuti non forniamo informazioni ingannevoli sui luoghi in cui si trovano le nostre giornaliste o i nostri giornalisti (reporter, corrispondenti ecc.) al momento della produzione. Ad esempio, se la nostra corrispondente dal Medio Oriente commenta gli avvenimenti in corso in Israele da Zurigo, dobbiamo comunicarlo in modo esplicito.

In caso di reportage audio o contributi a carattere di reportage, il pubblico parte dall’idea che anche i suoni ambientali siano registrati sul posto. Pertanto, non vanno utilizzati suoni ambientali d’archivio provenienti da altre località (ad esempio, il suono delle campane della cattedrale di Berna in un reportage sul duomo di Colonia). Se è indispensabile ricorrere a materiale audio ambientale d’archivio, i suoni in questione devono essere indicati come tali.

7.5

Trasparenza sull’origine delle fonti audio e video

L’esigenza di trasparenza delle fonti vale anche per le riprese video e audio.

Le immagini di agenzia (foto o video UER, AP, Keystone-ATS ecc.) devono essere contrassegnate in conformità a quanto previsto dagli accordi presi con l’ente in questione. Di principio, i video vanno contrassegnati se tecnicamente possibile e/o opportuno, mentre le foto devono necessariamente essere contrassegnate. Ciò vale per i canali TV, online e social media. Il contrassegno è inoltre opportuno nei casi in cui la fonte è parte integrante della notizia o quando si tratta di materiale esclusivo in larga parte non verificabile.

Il materiale messo a disposizione dal pubblico deve essere contrassegnato come tale.

Le ricostruzioni audio e video che non influiscono sostanzialmente sul contenuto non devono essere dichiarate. Le ricostruzioni rilevanti in termini di contenuto devono invece essere rese riconoscibili con diciture tipo «Scena ricostruita» o «Immagini simboliche». Anche nei contributi radiofonici possono essere fatte ricostruzioni. In linea di principio, una ricostruzione non deve falsare aspetti essenziali di quanto è accaduto.

Pure il materiale d’archivio va contrassegnato come tale: per le fonti audio devono essere fornite le indicazioni necessarie alla comprensione (data, luogo, circostanze ecc.). Le immagini del giorno precedente devono riportare la dicitura «Ieri», mentre quelle ancora precedenti vanno contrassegnate, se possibile, con la data esatta o, altrimenti, con la dicitura «Immagini d’archivio».

Prima di inserire feed di webcam sulle piattaforme online della SSR, è necessario verificare che siano conformi alle disposizioni sulla protezione dei dati (cfr. art. 3 segg. LPD).

7.6

Trasparenza delle ricostruzioni

Nei formati giornalistici, il dettame di trasparenza si applica anche alle situazioni cosiddette di «pseudo-diretta» e alle ricostruzioni.

I formati della SSR non prevedono pseudo-dirette. Se le interviste o i dialoghi sono registrati non va data l’impressione che avvengano dal vivo. Non pongono invece problemi i contributi che hanno formalmente carattere di diretta, ma che sono chiaramente annunciati come registrazioni (ad es.: «Ecco quanto ha spiegato, prima della trasmissione, la nostra corrispondente»).

L’eventuale ricostruzione di scene in reportage o documentari (ad es. con attori e attrici) deve essere chiaramente indicata o riconoscibile per il pubblico. Tali ricostruzioni sono ammissibili solo se gli eventi si sono effettivamente verificati.

Se per ragioni di sicurezza nei reportage vengono utilizzate scene ricostruite, è necessario spiegare in modo chiaro nell’immagine, nei titoli di coda o nel testo di accompagnamento quali parti non sono reali ma messe in scena.

Quando utilizziamo algoritmi e/o intelligenza artificiale nelle nostre offerte giornalistiche, ci atteniamo ai principi di cui al punto 8 Impiego dell’intelligenza artificiale (IA).

7.7

Immagini simboliche

Le immagini simboliche rinviano a contesti più generali in termini di significato o di azione (ad es. persone anziane per il tema dell’AVS, un’operazione chirurgica per il tema della salute). È importante fare attenzione a non cadere in luoghi comuni (ad es. non tutte le persone in età pensionabile hanno i capelli bianchi o utilizzano il deambulatore). Allo stesso modo evitiamo stereotipi inutili (ad es. i tacchi alti per le donne manager).

Anche nella scelta delle immagini simboliche vale il principio della diversità: vanno cercate immagini rappresentative dei diversi generi, fasce d’età, retroterra culturali e realtà di vita.

Le immagini simboliche non devono evocare associazioni discriminatorie o culturalmente insensibili, in particolare su temi quali la religione, la migrazione o il genere.

Quando si utilizzano immagini simboliche, è necessario assicurarsi che non sia possibile attribuirle a persone o eventi specifici. In sostanza, occorre verificare che abbiano davvero carattere unicamente simbolico e che non trasmettano invece, in modo non intenzionale, anche un messaggio concreto. Esempio: un contributo su abusi sessuali commessi da insegnanti viene illustrato con immagini d’archivio di edifici scolastici e nel testo si afferma che dietro tali facciate gli insegnanti avrebbero commesso dei reati. Per chi riconosce la scuola l’immagine simbolica rischia di veicolare un messaggio concreto.

Non devono essere contrassegnate come tali le immagini puramente simboliche che non riproducono alcun evento (ad es. immagini aeree del Palazzo federale, treno merci sulla rampa del Gottardo). Per le immagini simboliche generate dall’intelligenza artificiale valgono le regole di cui al punto 8 (e le istruzioni connesse).

7.8

Foto e video segnaletici

La polizia e le autorità di perseguimento penale pubblicano in taluni casi su Internet immagini di persone ricercate o non identificate. Tali foto o video segnaletici non vengono da noi diffusi, poiché l’apparizione su un canale SSR avrebbe effetti denunciatori che vanno oltre a quelli della pubblicazione da parte delle autorità sui rispettivi siti web.

Possono essere fatte eccezioni in caso di avvisi di ricerca di persone sospettate di atti violenti che costituiscono una minaccia per la popolazione.
Una collaborazione da parte nostra potrebbe essere utile e quindi opportuna anche in caso di rapimenti. La SSR è partner del sistema di allarme rapimento dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol). In caso di rapimento siamo tenuti a fornire assistenza alle autorità nelle ricerche. La procedura, le competenze e altri aspetti formali e sostanziali sono regolati in apposite direttive.

Se devono essere pubblicati foto o video segnaletici o se le autorità attivano l’allarme rapimento, occorre informare tempestivamente le redazioni in capo competenti.

7.9

Verifica dei contenuti generati da utenti

Tramite alcune delle nostre offerte di contenuti invitiamo il pubblico a inviarci foto, video o registrazioni audio che possiamo utilizzare nelle nostre pubblicazioni. Questi cosiddetti «contenuti generati da utenti» richiedono una particolare diligenza: la fonte e i fatti devono essere verificati, idealmente contattando direttamente le persone in questione.

Se possibile, bisogna inoltre procedere a controlli volti a individuare eventuali manipolazioni e violazioni dei diritti d’autore e/o della personalità. Qualora tali verifiche non siano realizzabili in tempo utile, vanno applicate misure di trasparenza supplementari (ad es. l’indicazione: «Queste riprese di testimoni oculari sono state realizzate con la fotocamera di un cellulare e mostrano presumibilmente gli autori dell’attentato»).

Nel caso di contributi che documentano eventi scioccanti (ad es. atti di violenza, catastrofi, incidenti), verifichiamo inoltre l’autenticità e il consenso delle persone ritratte, prima di utilizzare il materiale.

I contenuti generati da utenti devono essere chiaramente contrassegnati come tali al momento della pubblicazione e non esonerano in alcun caso le redazioni dalla verifica dei fatti: la responsabilità dal punto di vista giornalistico spetta sempre alla SSR.

In genere, i contenuti generati da utenti non vengono remunerati. Sono fatti salvi casi particolari adeguatamente motivati. L’eventuale remunerazione si basa sulle tariffe abituali del settore (v. punto 9.2 Rinuncia a retribuire le fonti di informazione).

8

Impiego dell’intelligenza artificiale (IA)

L’intelligenza artificiale (IA) è una tecnologia che ha il potenziale di facilitare il lavoro giornalistico e può quindi contribuire a migliorare la nostra offerta editoriale. Quando impieghiamo l’IA, ci assicuriamo sempre che la nostra credibilità editoriale non ne risenta.

L’uso dell’IA impone esigenze elevate cui facciamo fronte in modo responsabile e trasparente. Gli standard e i valori definiti nelle direttive editoriali si applicano anche all’impiego dell’IA.

Gli sviluppi in questo campo sono dinamici e anche condizioni quadro e regolamenti cambiano rapidamente. Le istruzioni operative in materia di IA, costantemente aggiornate, stabiliscono le regole specifiche per l’uso di questi strumenti. È quindi necessario consultarle regolarmente, in particolare in caso di dubbi. La responsabilità editoriale resta della SSR anche per i contenuti che sono stati ricercati, generati o elaborati con il supporto dell’IA.

Facciamo prova di particolare cautela nell’uso di strumenti di IA generativa, poiché anche se i risultati sembrano spesso corretti, sussiste il rischio di diffondere informazioni errate. Occorre quindi verificare le fonti e i fatti. Inoltre, i risultati generati dall’IA devono sempre essere controllati, verificati e integrati sulla base delle proprie conoscenze specialistiche secondo criteri giornalistici. Ciò include anche la verifica dei risultati per individuare eventuali parzialità (pregiudizi).

9

Ricerche

9.1

Divieto di ricorrere a metodi sleali

Nell’acquisizione di dati, notizie, materiale informativo, suoni o immagini non devono essere utilizzati metodi sleali. Nelle loro ricerche, le giornaliste e i giornalisti della SSR si attengono ai principi di imparzialità e veridicità.

Imparzialità non significa rinunciare a un’ipotesi di lavoro: iniziare le attività di ricerca sulla base di un’ipotesi è lecito e spesso opportuno perché permette di evitare dispersioni. Alla fine, sono però solo i fatti a determinare se un costrutto regge o meno. Quando si avviano ricerche bisogna essere pronti ad accettare sia la convalida che l’invalidazione dell’ipotesi di partenza.

9.2

Rinuncia a retribuire le fonti di informazione

Il personale giornalistico e le redazioni della SSR non praticano il cosiddetto checkbook journalism, ossia non acquistano informazioni in cambio di denaro.

Non è consentito pagare per entrare in possesso di documenti scottanti, magari ottenuti in modo illegale. Alle informatrici o agli informatori possono invece essere riconosciuti rimborsi per le spese sostenute e/o per il tempo impiegato. Per tutti i pagamenti, compresi quelli relativi alle altre attività (legali) di assistenza svolte a favore di giornaliste e giornalisti della SSR, è necessaria l’autorizzazione preventiva da parte delle redazioni in capo competenti o della direzione di dipartimento. Inoltre, per questi pagamenti vanno obbligatoriamente presentati ricevute o giustificativi.

Le persone che vengono comunque retribuite per le informazioni fornite o le interviste concesse non ricevono un onorario (ad es. addette o addetti stampa, dipendenti di aziende o autorità, collaboratrici o collaboratori di gruppi di riflessione, accademiche o accademici svizzeri). Il compenso per le apparizioni nelle trasmissioni della SSR è regolato separatamente. Previo accordo con le superiori o i superiori di linea, è possibile riconoscere un compenso per il materiale (registrazioni video e audio, grafici ecc.) utilizzato nella nostra offerta. L’importo deve basarsi sui prezzi indicativi per l’acquisto di programmi. In caso di dubbi va consultata la redazione in capo competente o la direzione di dipartimento.

9.3

Obbligo di dichiararsi

All’inizio di una conversazione finalizzata a ricerche, le giornaliste e i giornalisti della SSR dichiarano esplicitamente il loro ruolo alle persone intervistate. A tal fine, precisano la loro funzione e descrivono per sommi capi il progetto mediatico (orientamento, canali di diffusione).

Non è obbligatorio dichiararsi per informazioni accessibili al pubblico (ad es. valutazione di un’offerta pubblicizzata di viaggio o di un ristorante, visita a una mostra).

9.4

Ricerche sotto copertura, identità su Internet

Nel caso di ricerche su social media, forum online o chat room (v. punto 11.9 Attività private su Internet), l’obbligo di dichiararsi vale solo se le giornaliste e i giornalisti assumono un ruolo attivo e, ad esempio, cercano di orientare una discussione in una determinata direzione. Chi in questi casi dissimula la propria identità viola le esigenze di integrità e di trasparenza. Nei forum in cui è consuetudine interagire in modo anonimo, anche il personale della SSR ha la possibilità di farlo.

Le ricerche sotto copertura sono ammesse solo in casi eccezionali, ossia quando un tema è di grande interesse pubblico e le informazioni non possono essere ottenute in altri modi. Le ricerche sotto copertura devono essere preventivamente autorizzate dalle redazioni in capo competenti. Ciò vale anche per le collaboratrici e i collaboratori che, in via eccezionale, entrano come turisti o ad altro titolo in un Paese che nega il visto alle giornaliste e ai giornalistici per lunghi periodi e senza ragioni valide.

9.5

Registrazione di conversazioni

Le registrazioni di conversazioni telefoniche o tramite Internet devono sempre essere dichiarate alle persone intervistate: le registrazioni clandestine sono punibili (cfr. art. 179ter CP). La registrazione audio non autorizzata di una conversazione difficilmente può essere utilizzata come prova in caso di controversia. Per questo motivo, all’inizio della conversazione dobbiamo ottenere il consenso delle persone partecipanti, altrimenti ci limitiamo a prendere appunti. Se necessario, è possibile far intervenire una o un collega che ascolti la conversazione. In tal caso le interlocutrici o gli interlocutori devono essere informati. Più i fatti sono controversi e meglio devono essere documentati.

In casi delicati, forniamo alla persona intervistata un riassunto scritto. Ciò vale in particolare per le dichiarazioni rese per telefono che sono riassunte nel contributo da pubblicare.

Non vanno utilizzate nemmeno registrazioni clandestine fornite da terzi. Eventuali eccezioni devono essere approvate dalle redazioni in capo competenti (ad es. il video dell’affare di Ibiza).

9.6

Varianti di conversazioni finalizzate a ricerche

Esistono diverse varianti di conversazioni finalizzate a ricerche, da quelle ufficiali a quelle estremamente riservate. È quindi importante concordare in modo vincolante, prima del colloquio, il livello di divulgazione o di riservatezza a cui sono soggetti i contenuti. A questo proposito, occorre tenere presente che non tutte le persone attribuiscono lo stesso significato ai termini tecnici da noi utilizzati.

Se non è stata espressamente concordata una riserva, le informatrici o gli informatori parlano «on the record». Ciò significa che le loro dichiarazioni possono essere utilizzate citando i nomi e le funzioni delle persone.

Se l’interlocutrice o l’interlocutore lo desidera e sussistono motivi plausibili, può essere condotta eccezionalmente una conversazione «off the record» (v. punto 9.7 Garanzia di anonimato): le dichiarazioni della persona saranno pubblicate, ma il suo nome non verrà citato e la sua funzione sarà descritta solo in modo sommario (ad es. «un’alta funzionaria del Dipartimento di giustizia»).

La terza variante possibile è la conversazione riservata condotta «strictly off» o «on background». In questo caso, le dichiarazioni rese servono esclusivamente come informazioni di base per le giornaliste e i giornalisti. Non vengono citate né direttamente né indirettamente e non sono quindi utilizzate pubblicamente.
In caso di ricorso a una fonte «off the record», le superiori o i superiori di linea possono esigere la divulgazione della fonte per valutare l’autenticità dell’informazione.

Chi parla consapevolmente con giornaliste o giornalisti in un contesto professionale e senza riserve esplicite, non può ignorare la possibilità che le sue dichiarazioni siano rese pubbliche. Questo significa che non può ritirare a posteriori l’intero contenuto informativo di una conversazione. Ciò vale in particolare per le persone che hanno familiarità con i media. Le giornaliste e i giornalisti sono autorizzati a citare quanto affermato da queste persone in forma di discorso indiretto (v. punto 6.5 Ritiro di interviste).

Per le citazioni va applicata la regola detta del «migliore argomento», che impone di utilizzare le argomentazioni più importanti dal punto di vista delle persone intervistate.

9.7

Garanzia di anonimato

In linea di principio, tutte le persone compaiono sui canali della SSR con i loro veri nomi (v. eccezioni al punto 6.10 Menzione dei nomi delle persone coinvolte in procedimenti penali).

Eccezionalmente è possibile accogliere una richiesta di anonimato a condizione che sia motivata da un interesse degno di protezione (ad es. informatrici o informatori provenienti dall’Afghanistan che temono il regime talebano). È inoltre necessario che vi sia un forte interesse pubblico per ciò che ha da dire una fonte che desidera restare anonima. In ogni caso, la qualità della dichiarazione deve essere verificabile (tramite una seconda fonte). Alle persone interessate o accusate dalla dichiarazione anonima va per altro data l’opportunità di esprimersi in modo adeguato. La diffusione di dichiarazioni anonime tramite video, audio o interviste scritte deve essere concordata con la oppure il superiore di linea e le redazioni in capo competenti. Soprattutto nelle controversie politiche e sociali è necessario fare prova di trasparenza e apertura. Misure quali i mascheramenti e le alterazioni vocali (ad es. distorsioni, dichiarazioni doppiate) vanno applicate solo in situazioni eccezionali giustificate.

In casi particolari è opportuno che la redazione garantisca di propria iniziativa l’anonimato delle persone per proteggerle, anche se queste desiderano apparire apertamente. Prima di impiegare dichiarazioni anonime provenienti da offerte giornalistiche di terzi, il personale della SSR verifica, nei limiti del possibile, la loro autenticità.

L’anonimato garantito va assicurato in ogni circostanza (v. punto 9.10 Segreto redazionale, rifiuto di testimoniare).

Le collaboratrici e i collaboratori sono tenuti a rivelare le loro fonti anonime alle o ai superiori di linea. Le apparizioni anonime di figure chiave, in particolare in relazione ad azioni o manifestazioni politiche, devono essere approvate dalle redazioni in capo competenti.

9.8

Ricerche presso minori e persone vulnerabili

Nelle ricerche è necessario mostrare particolare tatto nei confronti delle persone vulnerabili. Ciò riguarda soprattutto le persone che al momento dell’incontro non sono nel pieno possesso delle loro facoltà mentali o fisiche o che si trovano in una situazione emotiva estrema. Particolari attenzioni vanno prestate anche nel caso di bambine, bambini e adolescenti. Le bambine e i bambini sono più facilmente influenzabili delle persone adulte e dato che la loro capacità di discernimento non è ancora completamente sviluppata non sono in grado di valutare adeguatamente le conseguenze che potrebbero derivare loro dal fatto di trovarsi sotto i riflettori. Le bambine e i bambini incontrano inoltre qualche difficoltà a distinguere l’immaginazione dalla realtà: di norma, quindi, non sono considerati adatti a essere considerati testimoni. Proprio perché facilmente influenzabili, è vietato porre loro domande tendenziose. Non vanno inoltre utilizzate affermazioni che potrebbero avere conseguenze negative per loro. In caso di dubbi, deve sempre prevalere l’esigenza di protezione della o del minore.

La presa di immagini e le interviste di bambine e bambini richiedono il consenso parentale (di entrambi i genitori in caso di custodia alternata) o delle tutrici e dei tutori legali.

Poiché il confine tra infanzia e adolescenza è fluido, le regole sopra riportate devono essere prese in considerazione anche quando si intervistano adolescenti.

Alle e agli adolescenti possiamo in ogni caso porre domande su temi per i quali sono in grado di esprimere giudizi, ossia quelli che riguardano direttamente la loro persona e la loro vita quotidiana (ad es. sondaggi realizzati nello spazio pubblico sulle attività delle e dei giovani nel tempo libero).

9.9

Testimoni oculari

Le e i testimoni oculari svolgono un ruolo importante nelle ricerche e nella copertura di eventi straordinari (incidenti, crimini, catastrofi ecc.). Spesso però si trovano in uno stato emotivo alterato, ad esempio a causa dello shock per quanto accaduto. Questo concerne in particolare i familiari delle vittime. Il pubblico deve poter valutare l’importanza della testimonianza di una persona. Pertanto, verifichiamo sempre con occhio critico la credibilità delle e dei testimoni oculari e la plausibilità delle loro dichiarazioni.

9.10

Segreto editoriale, rifiuto di testimoniare

Nel quadro delle nostre ricerche abbiamo spesso a che fare con fonti che desiderano rimanere anonime. Proteggiamo le informatrici e gli informatori e non riveliamo le fonti delle informazioni riservate nemmeno alle autorità penali (polizia, pubblico ministero, tribunali ecc.). Il diritto di rifiutare la testimonianza è sancito dalla legge. Alle autorità investigative non va consegnato nemmeno il materiale grezzo.

Sono previste eccezioni in caso di reati gravi o di minaccia alla vita o all’incolumità fisica di persone. In tali casi, le richieste delle autorità di perseguimento penale vengono prese in considerazione, previa consultazione con le redazioni in capo competenti e la direzione di dipartimento.

10

Fondamenti del mestiere

10.1

Abilità di formulazione

Il lavoro giornalistico della SSR è chiamato a svolgere un ruolo esemplare. Chi appare al microfono o davanti a una telecamera non lo fa come persona privata, ma in veste professionale. Le esigenze in fatto di comprensibilità, correttezza e dizione sono quindi molto elevate.

Il linguaggio deve essere chiaro fin dalle prima parole pronunciate. Preferiamo utilizzare frasi brevi invece di costruzioni grammaticali complesse. Evitiamo il più possibile le sostantivazioni, le strutture grammaticali complesse e i termini stranieri.

Il modo di parlare deve essere naturale e non distogliere dai contenuti. Alle giornaliste e ai giornalisti della SSR non viene chiesta un’elocuzione teatrale. La pronuncia può avere una leggera inflessione dialettale ed è ammesso anche un lieve accento straniero, purché non perturbi i contenuti.

La cura della dizione include anche la pronuncia corretta dei nomi. Per i nomi provenienti da lingue poco conosciute in Svizzera teniamo conto anche delle abitudini instaurate da altri mass media e già familiari per il pubblico.

Il modo di rivolgersi alle persone (dare del «tu» o del «lei») va adeguato alle peculiarità regionali o di formato.

La SSR attribuisce grande importanza alla correttezza ortografica, stilistica e grammaticale. Nella formulazione di notizie e servizi ci atteniamo alle regole fondamentali del giornalismo di informazione. Gli elvetismi sono ammessi.

I contributi tradotti devono poter essere letti nella lingua di destinazione come se fosse quella in cui sono stati redatti. Per una migliore comprensibilità dell’adattamento sono spesso necessarie spiegazioni o precisazioni aggiuntive.

10.2

Competenza nel porre le domande

Le interviste e le conversazioni possono assumere varie forme e avere scopi differenti. In ogni caso, una conversazione deve essere sempre ben preparata e condotta con competenza.

Nei programmi di informazione occorre evitare conversazioni che portano le giornaliste o i giornalisti a entrare in ambiti a loro sconosciuti nei quali non sono in grado di ribattere in modo critico o di rettificare affermazioni errate.

Fanno eccezione i casi di breaking news.

Un’intervista deve perseguire un obiettivo chiaro e partire dal livello di conoscenza del pubblico e non da quello della persona che la conduce.

Molte interviste vengono tagliate e spesso ne sono pubblicati unicamente degli estratti. In questi casi bisogna fare attenzione a utilizzare sempre il migliore argomento delle persone intervistate.

La necessità di tagliare non ci esonera dall’obbligo di condurre conversazioni coerenti e logiche né da quello di disporre di solide conoscenze sui contenuti. Le trasmissioni in diretta pongono esigenze particolari: le moderatrici e i moderatori devono garantire costantemente che la discussione si svolga in modo appropriato ed equo.

Vanno quindi rettificate le affermazioni non obiettive o errate o per lo meno menzionate le posizioni contrarie. Quando vengono mosse accuse o rimostranze, le persone chiamate in causa devono poter dire la loro e se non sono presenti, la moderatrice o il moderatore deve citare il loro punto di vista, noto o presunto.

Soprattutto in caso di dibattiti polarizzanti, garantiamo una conduzione rispettosa e un’equa ripartizione del tempo di parola. La moderazione assicura che tutte le persone partecipanti rispettino le regole stabilite e che la discussione si svolga in un clima di dignità e correttezza.

10.3

Capacità di reagire rapidamente

I media elettronici e digitali sono chiamati a reagire rapidamente ai nuovi sviluppi. Tuttavia, la rapidità non è fine a se stessa. «Be first. But first be right»: questo principio vale in particolare per le breaking news e in situazioni di frenesia mediatica. La combinazione di riflessi giornalistici e riflessione critica preserva da errori e dalla perdita di fiducia da parte del pubblico.

Possiamo fare riferimento a notizie diffuse dai principali media di qualità e/o in modo ampio sui social media anche se non soddisfano i nostri principi di verifica. Tuttavia, chiariamo in modo sistematico che si tratta di informazioni non confermate e, ove possibile, indichiamo da quali fonti provengono e chi le diffonde. Oggi il flusso di notizie e spesso anche le decisioni politiche ed economiche sono fortemente influenzati da voci e illazioni. In molti casi non possiamo quindi semplicemente ignorarle, ma vanno chiaramente presentate come tali. Inoltre, menzioniamo eventuali voci solo se riguardano temi rilevanti (ad es. morte di una personalità politica in attività, una nuova offensiva militare, dimissioni alla testa di un importante gruppo economico).

Per quanto riguarda le breaking news e il trattamento di voci e illazioni vedi anche il punto 7.1 Verifica delle fonti.

10.4

Linguaggio non discriminatorio

I media sono parte integrante della società che intendiamo mostrare in tutta la sua diversità. Quando i cambiamenti sociali influenzano il linguaggio, affrontiamo la questione e riprendiamo le forme di espressione adeguatamente al passo con i tempi. Non diffondiamo stereotipi discriminatori tramite immagini o audio, ricorriamo a un linguaggio non discriminatorio, inclusivo e rispettoso delle questioni di genere e rispettiamo la parità, la diversità e le minoranze.

Il nostro linguaggio parlato e scritto deve essere vivace e creativo, con formulazioni e termini variegati. Scegliamo le varianti da utilizzare concretamente in funzione dei canali, dei gruppi destinatari e dei contesti regionali.

Inoltre, facciamo prova di sensibilità in termini di linguaggio e immagini nei confronti delle persone con disabilità e perseguiamo una comunicazione senza barriere nelle nostre offerte (ad es. sottotitoli, audiodescrizioni, lingua facile).

10.5

Atteggiamento di conduttrici e conduttori dei formati digitali

Per raggiungere il pubblico, le conduttrici e i conduttori dei formati SSR in ambito digitale sono chiamati ad operare in modo adeguato al canale, e quindi incisivo, personale, coinvolgente, grintoso e conciso. D’altro canto, l’obiettività, la pluralità e l’indipendenza costituiscono il fondamento della nostra attività editoriale.

La parola chiave è «atteggiamento». L’obiettivo è fare giornalismo con un atteggiamento chiaro, senza sconfinare nella parzialità. L’atteggiamento rappresenta la base da cui partiamo per raccontare il mondo. È qualcosa di più profondo di un’opinione o di un punto di vista ed è plasmato dall’esperienza. Concretamente, il nostro atteggiamento significa:

  • affrontare i fatti e i fenomeni con apertura mentale,
  • immergersi nelle nuove situazioni con curiosità,
  • orientarsi ponendo domande,
  • non avere pregiudizi o indicarli quando sussistono.

La trasparenza è una delle caratteristiche del nostro atteggiamento: le conduttrici e i conduttori precisano da dove attingono le informazioni, come procedono nel loro lavoro e cosa ancora non sanno. Occorre inoltre fare prova di equità ammettendo punti di vista diversi. Ciò non significa però concedere a tutti lo stesso spazio di parola, dato che è compito delle giornaliste e dei giornalisti ponderare e selezionare. Anche questo va però motivato in modo comprensibile. Il nostro atteggiamento non esprime giudizi, ma sa valutare. Quando le conduttrici e i conduttori tirano le somme o traggono conclusioni, queste devono essere frutto di argomentazioni e vanno dedotte in modo coerente.

Tuttavia, a prescindere dal loro impegno e dalla loro prossimità personali, le conduttrici e i conduttori devono mantenere il dovuto distacco e comportarsi sempre in modo professionale, come impongono il ruolo svolto e il mandato di servizio pubblico (v. punto 1.3 Distacco, emozioni, prossimità e atteggiamento).

11

Regole generali di comportamento

11.1

Dichiarazione delle relazioni d’interesse

Come l’intera popolazione, anche le giornaliste e i giornalisti godono della libertà di opinione. Questo diritto è però in parte limitato per il personale SSR. Le giornaliste e i giornalisti della SSR sono in un certo senso personalità pubbliche. Ciò significa che il loro comportamento viene associato direttamente alla SSR. L’impiego presso l’azienda di servizio pubblico mediatico comporta quindi particolari obblighi in fatto di imparzialità e trasparenza. La popolazione deve poter partire dal presupposto che le decisioni redazionali vengono prese esclusivamente sulla base di considerazioni giornalistiche comprensibili e non di influenze esterne, opinioni private o legami personali. Per questo motivo dobbiamo escludere conflitti di interesse ed evitare anche la minima parvenza di parzialità.

Se sussiste il rischio che relazioni d’interesse influenzino il nostro lavoro giornalistico, ci ricusiamo. Questa regola vale anche quando potrebbe verificarsi una semplice apparenza di parzialità. Le collaboratrici e i collaboratori della SSR dichiarano alle e ai superiori di linea le relazioni d’interesse potenzialmente rilevanti per la loro attività professionale. Questa comunicazione è obbligatoria e vale per tutti i generi e i settori.

In generale, le relazioni d’interesse devono essere discusse al momento dell’assunzione. L’obbligo di dichiarazione permane però anche in corso di impiego se si verificano cambiamenti o se alla collaboratrice o al collaboratore vengono assegnati incarichi il cui adempimento genera un conflitto di interessi. In tali casi, le o i superiori di linea possono ordinare una ricusazione.

Le informazioni su relazioni d’interesse possono essere comunicate a terzi solo con il consenso delle persone interessate.

11.2

Cariche pubbliche e mandati

In linea di principio, le collaboratrici e i collaboratori della SSR hanno diritto di appartenere a un partito, a un’associazione o a una federazione, nonché, a determinate condizioni, di candidarsi o di ricoprire cariche pubbliche. Devono informare le oppure i superiori di linea delle loro adesioni e, prima di presentare eventuali candidature, chiarire se le cariche in questione sono compatibili con l’impiego presso la SSR (obbligo di dichiarazione). In casi giustificati, la direzione di dipartimento o le redazioni in capo competenti possono ordinare misure di ricusazione o stabilire che una carica è incompatibile con l’attività professionale, la reputazione e l’indipendenza della SSR. In generale, più una carica o un mandato si avvicina all’attività di informazione della SSR, più è opportuno rinunciarvi. È in ogni caso esclusa l’assunzione di cariche e di mandati nell’ambito oggetto della propria attività editoriale.

Nella maggior parte dei casi, gli incarichi presso istituzioni locali non sono problematici (ad es. un seggio nell’esecutivo di un piccolo Comune o in una commissione scolastica). Lo stesso vale in ambito familiare, ad esempio per un mandato in una società per azioni di famiglia. Il consenso non può essere negato se le collaboratrici o i collaboratori sono obbligati da un’autorità ad assumere una carica pubblica. Tuttavia, anche per tali incarichi sussiste l’obbligo di dichiarazione.

Le giornaliste e i giornalisti possono appartenere a un’associazione politica, economica, culturale, sportiva o religiosa (partito, associazione, federazione ecc.) in qualità di semplici membri. Devono però mantenere la loro indipendenza e rinunciare a eventuali mandati (cariche in organi legislativi o esecutivi, incarichi di rappresentanza, mandati in consigli di amministrazione, attività di consulenza, campagne promozionali ecc.).

Sono ammessi impegni e mandati in associazioni professionali del settore giornalistico o in organizzazioni che si impegnano a favore della libertà di opinione e della libertà dei media. Per quanto riguarda l’attività giornalistica, alle persone che occupano una funzione pubblica si applicano le regole di ricusazione della SSR (v. punto 11.4 Regole di ricusazione).

11.3

Conflitti di interesse politici e ideologici

Le collaboratrici e i collaboratori della SSR attivi in campo giornalistico non si mettono a servizio di azioni pubbliche con scopi politici. Mantengono le distanze da gruppi di interesse e rivendicazioni ed evitano di rilasciare dichiarazioni politiche in pubblico (v. punto 11.9 Attività private su Internet).

Le seguenti attività politiche sono fondamentalmente incompatibili con la nostra attività editoriale:

  • prima firma di iniziative e referendum (la semplice firma di domande di referendum è consentita),
  • appartenenza a comitati di iniziativa o comitati referendari,
  • sottoscrizione di testimonianze o appelli pubblici nel quadro di campagne elettorali o di votazione,
  • assunzione di un ruolo attivo in campagne politiche e ideologiche,
  • partecipazione a sondaggi/richieste di altri media su questioni politiche di attualità controverse (eventuali eccezioni sono approvate dalle redazioni in capo competenti).

Vale sempre il principio di non schierarsi a favore di alcuna causa, nemmeno di quelle ritenute giuste.

Nemmeno le collaboratrici e i collaboratori esterni possono prendere pubblicamente posizione su temi politici o sociali delicati.

11.4

Regole di ricusazione

Di principio, le collaboratrici e i collaboratori della SSR incaricati della produzione di contenuti, della moderazione o della conduzione non trattano temi riguardanti direttamente persone a loro vicine, in particolare familiari e amici.

Le relazioni d’interesse sono particolarmente delicate per i temi a carattere politico ed economico. Le regole di ricusazione valgono però anche per i rapporti personali e le relazioni d’interesse nei campi della cultura, dello sport, della scienza e dell’intrattenimento.

Possono riguardare, tra l’altro, precedenti impieghi, impegni, rapporti di sponsorizzazione, attività di commercializzazione, come pure istituzioni, settori, associazioni, case editrici, organizzatrici e organizzatori o influencer con cui esiste un legame personale.

Le collaboratrici e i collaboratori della SSR devono evitare qualsiasi parvenza di parzialità e, in linea di principio, si astengono dal coprire avvenimenti concernenti persone e temi a cui sono, o sono stati, legati personalmente. Dichiarano le proprie relazioni d’interesse alla o al superiore di linea e si ricusano (v. punto 11.1 Dichiarazione delle relazioni d’interesse).

Eventuali eccezioni alle regole di ricusazione devono essere motivate oggettivamente e approvate dalle o dai superiori di linea.

11.5

Informazioni privilegiate e possesso di azioni

Le giornaliste e i giornalisti della SSR si impegnano a non utilizzare a loro favore né a trasmettere in alcun modo a terzi le informazioni privilegiate (insider information) di cui vengono a conoscenza nel quadro della loro attività professionale.

Coloro che svolgono un’attività editoriale alla SSR non sono autorizzati a creare contenuti su aziende di cui possiedono direttamente azioni o altri titoli o da cui traggono vantaggi indiretti.

Le persone che svolgono funzioni direttive con facoltà di impartire istruzioni dichiarano le proprie relazioni d’interesse in ambito economico alle o ai superiori di linea e si ricusano quando si tratta di prendere decisioni concernenti tali interessi.

Le collaboratrici e i collaboratori con compiti editoriali sono tenuti, in caso di dubbi concreti sulla loro indipendenza e su richiesta della rispettiva direzione, a esibire i propri conti di investimento a una persona di fiducia indipendente.

11.6

Regali e inviti

Regali e vantaggi sono in grado di creare un rapporto di sudditanza: le collaboratrici e i collaboratori della SSR non accettano quindi favori che potrebbero pregiudicare la loro indipendenza professionale e la loro credibilità. Vale quindi il principio di mantenere le distanze da personalità, eventi e aziende. Evitiamo anche la minima parvenza di parzialità.

Non accettiamo quindi inviti a viaggi, escursioni e soggiorni che ci vengono offerti gratuitamente o a tariffe ridotte. Se un invito ci garantisce entrature che altrimenti ci sarebbero precluse, ma che desideriamo ottenere per importanti motivi giornalistici, ne sosteniamo noi stessi i costi.

I regali possono essere accettati se si tratta di piccoli omaggi che sarebbe scortese o sproporzionato rifiutare. In generale, il valore dei beni e dei servizi offerti in dono non deve superare i 100 franchi. L’accettazione di denaro contante è in ogni caso esclusa (cfr. anche il documento «Prevenzione della corruzione alla SSR – Direttiva relativa all’accettazione e alla concessione di regali e altri vantaggi (Direttiva anticorruzione della SSR)»).

Le prestazioni di terzi, come inviti a prime di spettacoli e altri eventi sociali, possono essere accettate previa approvazione delle o dei superiori di linea. Il consenso di questi ultimi è necessario anche per l’inserimento permanente in elenchi di ospiti.

Servizi, ristoranti, hotel, sponsor, eventi, hashtag, post ecc. vengono menzionati nei nostri contributi solo se ciò è indispensabile e giustificabile dal punto di vista giornalistico (v. anche punti 4.12 Menzione di marchi e 11.9 Attività private su Internet).

Qualora terzi desiderino sostenere le offerte della SSR apportando beni o servizi, vanno immediatamente coinvolte le persone responsabili delle sponsorizzazioni e la direzione di dipartimento.

11.7

Occupazioni accessorie, attività extraprofessionali, apparizioni pubblicitarie

Le occupazioni accessorie e le attività extraprofessionali («attività accessorie») non devono danneggiare la reputazione della SSR e sono soggette ad autorizzazione. Tutto il personale ha un dovere di lealtà nei confronti del datore di lavoro e le attività svolte al di fuori dell’azienda non devono dare l’impressione di compromettere la loro indipendenza. Sono ad esempio problematiche le attività prossime alla funzione ricoperta presso la SSR (produzione di podcast per altre aziende mediatiche, animazione di eventi aziendali ecc.).

Il coinvolgimento in attività pubblicitarie (spot, sponsorizzazioni o post sui social media a carattere promozionale, retribuiti o meno) è incompatibile con l’attività editoriale presso la SSR. Lo stesso vale per la partecipazione a campagne in veste di testimonial o in qualsiasi altra forma attiva. Le apparizioni pubblicitarie e commerciali come pure le partecipazioni a campagne sono escluse per le persone che ricoprono funzioni dirigenziali o che svolgono attività editoriale presso la SSR.

11.8

Attività giornalistiche accessorie

La conduzione di tavole rotonde, discussioni o dibattiti online è considerata un’attività giornalistica accessoria e deve essere convalidata dalle o dai superiori di linea.

Nell’immediatezza di elezioni e votazioni, la prassi di autorizzazione è molto restrittiva. Non è consentito condurre dibattiti in pubblico o nello spazio virtuale organizzati da singoli partiti o gruppi di interesse. Allo stesso modo, non è permesso, ad esempio in ambito sportivo, animare tavole rotonde di ex sponsor personali. È invece possibile la conduzione di dibattiti in settori specifici nei quali la collaboratrice o il collaboratore ha particolari competenze e se sul palco sono rappresentati (in contraddittorio) i principali punti di vista sul tema.

La conduzione di dibattiti e la moderazione di eventi, simposi o conferenze specialistiche sono autorizzate solo a condizione che sia rispettato il ruolo giornalistico delle collaboratrici o dei collaboratori in questione. In concreto ciò implica, da un lato, che i temi siano oggetto di dibattito in contraddittorio e, dall’altro, che la moderazione o la conduzione non sia soggetta a istruzioni da parte dell’organizzazione.

Per evitare qualsiasi parvenza di parzialità nella loro attività giornalistica, le collaboratrici e i collaboratori della SSR fanno prova di obiettività e distacco professionale nei confronti di chi organizza l’evento. Sebbene, in genere, vengano ingaggiati per eventi anche grazie alla notorietà loro garantita dalla SSR e per le loro competenze, le collaboratrici o i collaboratori sono tenuti a chiarire in modo trasparente che la loro presenza è a titolo personale e che quindi non rappresentano la posizione ufficiale dell’azienda.

11.9

Attività private su Internet

Internet e i social media offrono ottime opportunità per presentare sé e il proprio lavoro a un vasto pubblico e per interagire con le utilizzatrici e gli utilizzatori. Chiunque sia attivo sulle piattaforme digitali dichiarandosi apertamente collaboratrice o collaboratore della SSR si espone inevitabilmente, poiché nella percezione del pubblico la sfera privata e quella professionale, almeno in parte, si sovrappongono. A tal proposito non hanno alcuna rilevanza il numero di follower o l’impostazione di un account come privato. Se le collaboratrici e i collaboratori che operano in ambito editoriale suscitano con i loro post l’impressione di essere di parte su un determinato tema, sollevano indirettamente dubbi sull’indipendenza dell’informazione della SSR mettendola così a rischio.

A seconda della funzione ricoperta in azienda (v. le due cerchie definite più sotto), collaboratrici, collaboratori e dirigenti sono soggetti a un obbligo di diligenza più o meno elevato nelle attività da loro svolte nello spazio digitale. È necessario considerare le seguenti questioni: cos’è espressione della mia personalità e cosa mi rende dipendente o vulnerabile? Dove termina il mio entusiasmo personale e dove inizia l’attività pubblicitaria o addirittura la parzialità? Quando contribuisco a una campagna ideologica?

Chiunque eserciti un influsso sull’offerta editoriale della SSR deve mantenere un distacco critico. I principi giornalistici della SSR si applicano anche alle attività private sui social media. Ciò vale soprattutto nei confronti di qualsiasi gruppo le cui richieste abbiano un contenuto politico, economico o sociale. In particolare, non devono assolutamente essere formulate raccomandazioni elettorali o di voto.

Nel proprio ambito giornalistico, sia esso l’informazione, la cultura, lo sport o l’intrattenimento, va fatta prova della massima cautela.

Più le persone contribuiscono a plasmare l’offerta editoriale della SSR e più sono tenute espressamente ad applicare i principi illustrati.

In quest’ottica, distinguiamo due cerchie di collaboratrici e collaboratori:

Cerchia 1 – Collaboratrici, collaboratori e dirigenti che esercitano un qualsiasi influsso sui contenuti, la concezione e la presentazione dell’offerta editoriale della SSR o rappresentano l’azienda, in particolare membri del Comitato direttivo e portavoce.

Cerchia 2 – Altre collaboratrici, altri collaboratori e dirigenti che non influiscono sull’offerta editoriale della SSR e non rappresentano pubblicamente l’azienda.

Per la cerchia 1, i principi e le restrizioni sopra descritti valgono nella loro integralità per le attività private su Internet.
Per la cerchia 2, in generale le restrizioni non si applicano. Anche queste collaboratrici e questi collaboratori sono tuttavia consapevoli di essere percepiti come parte dell’azienda e sanno dunque che le loro attività possono essere associate alla SSR. Consci dell’importanza dell’indipendenza editoriale, possono attenersi volontariamente ai principi della diligenza e del distacco critico sopra formulati.

12

Convalida, impiego dei contenuti, utilizzo multiplo

12.1

Convalida

Il controllo editoriale finale dei nostri prodotti è parte integrante della garanzia di qualità giornalistica.

Nei limiti del possibile, tutti gli elementi destinati alla pubblicazione (testi, post, moderazioni, video, audio ecc.) vengono convalidati da una o un responsabile di redazione. La persona che convalida un contributo è corresponsabile di eventuali errori riconoscibili e violazioni delle norme. Se non è possibile una convalida classica, applichiamo il principio del doppio controllo (controllo supplementare da parte di un altro membro del proprio team). In caso di incertezze, è consigliabile consultarsi con le o i superiori di linea.

Per le conversazioni nell’ambito di trasmissioni in diretta valgono regole particolari (v. punto 10.2 Competenza nel porre le domande).

Le produzioni tradotte devono essere convalidate anche da una persona che dispone di adeguate competenze linguistiche al fine di evitare malintesi o errori di trasposizione.

12.2

Trattamento editoriale

Le redazioni possono accorciare, integrare o riformulare i testi e i contributi delle proprie collaboratrici e dei propri collaboratori. Se possibile, le autrici o gli autori devono essere consultati in caso di modifiche.

Occorre fare attenzione che le modifiche non generino errori sostanziali, in particolare nella traduzione o nella sintetizzazione del contenuto di presentazioni, titoli, lead, trailer o annunci alla stampa. Eventuali tagli non devono essere fatti in violazione di accordi presi con le persone protagoniste. Va inoltre sempre rispettato il principio del migliore argomento.

12.3

Responsabilità editoriale in caso di utilizzo multiplo (principio di specializzazione)

La responsabilità editoriale deve essere disciplinata anche in caso di utilizzo multiplo di contenuti su diversi canali.

Quando contenuti proposti su un (primo) canale vengono trasposti in vista della pubblicazione su altri canali, occorre prestare particolare attenzione a titoli, presentazioni, lead, tagli e integrazioni. Sono quindi necessari accordi e regole chiari tra i team, le autrici e gli autori e le persone incaricate delle convalide. In caso di temi delicati, se possibile, le autrici o gli autori del «prodotto originale» devono essere contattati prima della pubblicazione dell’adattamento corrispondente. Se ciò non è possibile, ad esempio quando si tratta di pubblicazioni urgenti, sussiste un obbligo di diligenza accresciuto a carico delle persone che si occupano dell’adattamento e della convalida.

In caso di utilizzo in più regioni linguistiche vanno verificati anche i contesti culturali e linguistici. Le traduzioni e i trattamenti non devono alterare la sostanza editoriale.

12.4

Accesso a materiale creato da colleghe e colleghi, utilizzo di materiale di terzi

Le giornaliste e i giornalisti della SSR hanno accesso a materiale creato da colleghe e colleghi dell’azienda. In linea di principio, il materiale pubblicato è a disposizione di chiunque, salvo restrizioni specificatamente indicate. Il materiale grezzo può essere utilizzato solo previo accordo con l’autrice o l’autore o la redazione responsabile.

Prima di utilizzare materiale di terzi, è necessario informarsi su eventuali restrizioni, ad esempio in relazione alla protezione della personalità o al diritto d’autore.

Spesso è difficile valutare se il materiale liberamente accessibile (soprattutto su Internet) è protetto dal diritto d’autore o meno. Possiamo utilizzare materiale protetto dal diritto d’autore senza il consenso di chi l’ha creato solo in casi eccezionali, ossia nel quadro di una citazione o a fini di copertura dell’attualità. Le condizioni corrispondenti sono disciplinate dalla legge e vanno rispettate.

Quando si utilizza materiale proveniente da utenti o da piattaforme di terzi (ad es. social media, archivi online, partner internazionali), è obbligatorio indicarne la fonte. Ove possibile, occorre verificare la provenienza, la data e il contesto del materiale (v. punto 7.1 Verifica delle fonti).

12.5

Contributi in esclusiva e notizie in anteprima

Le giornaliste e i giornalisti della SSR aspirano alla leadership tematica in caso di eventi importanti.

Se sono però le colleghe o i colleghi di altre aziende mediatiche a pubblicare per primi, li rispettiamo e li citiamo di conseguenza (ad es. «Come riporta la NZZ nella sua edizione odierna…»).

La sala stampa e le redazioni dei programmi di informazione della SSR vanno preavvisate il prima possibile delle notizie in anteprima come pure delle storie e delle interviste in esclusiva. Ciò garantisce una pianificazione ottimale dello sviluppo di un tema, ossia una pubblicazione sapientemente scaglionata dei contributi su tutti i canali della SSR. Prima della pubblicazione di notizie in anteprima destinate potenzialmente a calamitare l’attenzione del pubblico, è necessario informare anche il settore Comunicazione.

Nel caso di ricerche esclusive (ad es. cooperazioni internazionali, temi di politica economica o politica di sicurezza) è necessario il coordinamento tra tutte le redazioni interessate. La prima pubblicazione viene stabilita di comune accordo per evitare duplicazioni o concorrenza interna.

13

Ricorsi, errori, denunce

13.1

Diritto di risposta

Il diritto di riposta consente a chi è direttamente toccato nella sua personalità da un contributo mediatico di esporre il proprio punto di vista (cfr. art. 28g CC). In caso di risposta, il giudizio su chi abbia ragione è rimesso al pubblico.

La risposta deve limitarsi concisamente all’oggetto dell’esposizione dei fatti contestata. Le richieste di risposta pervenute devono essere sottoposte senza indugio al Servizio giuridico affinché possa valutarne i presupposti legali.

La maggior parte delle richieste di risposta può essere evitata se nei contributi si dà spazio sufficiente alle parti oggetto di critica.

Se sussistono i presupposti per una risposta, questa viene di norma pubblicata nell’edizione successiva dello stesso formato, in identica posizione, oppure nella corrispondente pubblicazione online. Il diritto di risposta deve essere indicato come tale. A margine di una risposta, la redazione può indicare che conferma la propria versione dei fatti.

13.2

Ricorsi presso l’organo di mediazione e l’AIRR

Entro 20 giorni dalla pubblicazione di un contributo, chiunque può presentare ricorso all’organo di mediazione. Tale organo è poi tenuto a fornire un rapporto conclusivo in merito entro 40 giorni.

Dopo il procedimento dinanzi all’organo di mediazione, la persona ricorrente può rivolgersi anche all’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR). La SSR ha sempre la facoltà di impugnare le decisioni dell’AIRR dinanzi al Tribunale federale. Le persone ricorrenti possono invece farlo solo se direttamente toccate dalla pubblicazione in questione.

Se l’AIRR constata che la SSR ha violato le norme in materia di programmi e/o se il Tribunale federale conferma che sussiste una simile violazione, la SSR dà notizia della decisione indicandone le motivazioni in modo conciso e oggettivo.

Tutte le unità della SSR sono tenute a rendere note eventuali decisioni sfavorevoli dell’organo di mediazione o dell’AIRR anche attraverso i canali interni, al fine di consentire l’apprendimento sistematico dagli errori.

13.3

Divieti di pubblicazione

Se una persona rende verosimile in tribunale che l’imminente diffusione di un contributo viola i suoi diritti e le arreca un pregiudizio particolarmente grave, può farla vietare tramite un provvedimento cautelare – in caso di urgenza anche senza sentire la redazione interessata e se i tempi sono molto stretti tramite un provvedimento super provvisionale (cfr. art. 261 segg. CPC, in particolare artt. 265 e 266).

Quando viene annunciato o ordinato un provvedimento di questo tipo, occorre informare immediatamente le redazioni in capo o le persone responsabili dell’offerta. In caso di divieto prevedibile, occorre informare tempestivamente il Servizio giuridico.

Se un tribunale ha ordinato un provvedimento super provvisionale contro la diffusione di un contributo, la SSR è tenuta a rispettare la decisione. La possibilità di un’inosservanza intenzionale del divieto va presa in considerazione solo in casi estremi.

In ogni caso, una scelta di questo tipo deve essere approvata dalla direzione di dipartimento o dalle redazioni in capo competenti.

13.4

Gestione delle richieste di cancellazione

L’offerta online della SSR può essere consultata in permanenza. I suoi archivi digitali sono di interesse pubblico: secondo la Corte europea dei diritti umani (Corte EDU), la libera formazione dell’opinione include anche il diritto di poter effettuare ricerche su eventi accaduti in passato.

La SSR riceve regolarmente richieste di persone che esigono la cancellazione di vecchi contributi online che le riguardano. L’azienda reagisce a tali richieste in modo volutamente restrittivo, poiché ritiene che l’interesse pubblico alla funzione di archivio della sua offerta online prevalga sulla protezione della personalità individuale. Secondo la Corte EDU, i media svolgono la loro funzione anche mantenendo disponibili per le persone interessate i contributi messi online in precedenza. L’anonimizzazione di un contributo online è possibile, ma rimane un’eccezione.

Se necessario, va coinvolto il Servizio giuridico che valuta il singolo caso e decide in merito alla richiesta insieme alla redazione in capo competente o alla direzione di dipartimento.

Quando, eccezionalmente, anonimizziamo un contributo, ciò va indicato esplicitamente online e annotato nell’archivio al fine di escluderne il riutilizzo.

Anche per i contributi che sono stati pubblicati su piattaforme di terzi (ad es. YouTube, Spotify, social media), occorre garantire, ove possibile, un’attuazione adeguata (blocco, oscuramento, avvertenza).

13.5

Protezione giuridica

La SSR sostiene le collaboratrici e i collaboratori che devono affrontare contenziosi giudiziari connessi all’attività professionale e garantisce loro assistenza legale.

Se viene sporta denuncia o avviato un procedimento giudiziario contro redattrici o redattori, è necessario informare immediatamente la direzione di dipartimento o la redazione in capo.

La protezione giuridica non viene garantita in caso di atto doloso o di grave negligenza.

Il diritto pone anche limiti alle ricerche giornalistiche e alle pubblicazioni: se una ricerca o una pubblicazione può comportare conseguenze penali (ad es. per violazione di domicilio), è necessario coinvolgere la direzione di dipartimento o la redazione in capo competente.

13.6

Conservazione dei materiali

La legge sulla radiotelevisione obbliga la SSR a conservare i contenuti pubblicati, in alcuni casi fino ad almeno quattro mesi dalla data di pubblicazione. Questo obbligo vale anche per tutto il materiale grezzo (documenti ottenuti nel quadro di ricerche, registrazioni di interviste non elaborate ecc.).

Il materiale grezzo e la documentazione riguardanti contributi controversi o potenzialmente a rischio di contenzioso legale devono essere conservati più a lungo nell’interesse dell’azienda.

Chi intende, ad esempio, avviare un procedimento dinanzi al Consiglio svizzero della stampa può farlo entro tre mesi dalla pubblicazione. Per le azioni civili, il tempo a disposizione è ancora maggiore e dipende dalla pretesa che si intende far valere. Se viene effettivamente avviato un procedimento (organo di mediazione, AIRR, Consiglio svizzero della stampa, procedura di vigilanza dell’UFCOM, diritto penale, diritto civile ecc.), tutta la documentazione deve essere conservata fino al termine dell’iter giudiziario.

La conservazione e la salvaguardia del materiale sono di responsabilità dell’autrice o dell’autore.

Per i dati sensibili (ad es. dichiarazioni non pubblicate, ricerche sotto copertura, documenti riservati) è necessario garantire una protezione accresciuta contro gli accessi abusivi.

Appendice

In questa appendice sono riportate le principali basi giuridiche nonché le direttive e le istruzioni che disciplinano l’attività editoriale della SSR. Tali basi integrano le presenti Direttive editoriali e, come queste, vanno rispettate. Per ragioni di spazio, la maggior parte dei documenti è citata solo per estratti. Nella versione online delle Direttive editoriali della SSR figurano tuttavia collegamenti ipertestuali ai testi integrali delle disposizioni.

  1. Articolo 93 della Costituzione federale (Radiotelevisione)
  2. Disposizioni della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) concernenti i contenuti
  3. Direttive della Concessione SSR concernenti i contenuti
  4. Carta dell’offerta SSR
  5. Principi IA nazionali SSR